Come gli imballi e l’etichettatura riducono gli sprechi

Le organizzazioni che raggruppano i produttori e i distributori di alimenti e di packaging dovrebbero considerare se fare di più per innovare i loro imballi e per informare i consumatori sulle innovazioni già introdotte al fine di aumentare la consapevolezza dei benefici e incoraggiare gli acquirenti a farne uso

Cibo

I numeri parlano da soli nella loro gravità: circa il 60% dei cibi buttati in casa è rappresentato da prodotti “non utilizzati prima della scadenza”, soprattutto deteriorabili o a breve shelf life, per un controvalore di svariati miliardi di euro. Nel caso del Regno Unito, tale cifra ammonta a 6,7 miliardi di sterline. Di fronte a essa, l’indignazione è stata così elevata che nell’isola britannica si è cercato di fare qualcosa. Precedenti ricerche condotte dall’inglese WRAP (Waste & Resources Action Programme) avevano suggerito che le abitudini sull’uso degli imballaggi in casa potrebbero fare la differenza per ridurre lo spreco. Alcuni esempi: la rimozione del cibo dagli imballaggi dopo l’acquisto, ma prima della loro conservazione (laddove l’imballo è stato progettato per mantenere il cibo fresco più a lungo); il mancato utilizzo delle funzionalità dei pack (quali la richiusura delle confezioni per prevenire la disidratazione in frigo); il fatto di non guardare o seguire le indicazioni riportate (data di conservazione, modalità di conservazione, eventuale congelamento).

Inoltre, secondo ricerche precedenti e il feedback dei consumatori, l’atteggiamento nei confronti degli imballaggi potrebbe essere un ostacolo per ridurre ulteriormente la quantità di cibo gettato via. Per invertire la tendenza, Icaro Consulting ha condotto una ricerca commissionata da INCPEN (Industry Council for Packaging & the Environment), WRAP (Waste & Resources Action Programme), The Packaging Federation, The Food & Drink Federation, Kent Waste Partnership e The British Retail Consortium. Molte indagini aveva già avuto per oggetto lo spreco alimentare e il packaging, ma questa ennesima ha avuto il pregio di far meglio comprendere le ragioni del fenomeno e, di conseguenza, promuovere la capacità di sviluppare e fornire soluzioni al consumatore fi nale.

I temi esplorati sono stati: 1. Come l’uso di imballaggi in casa potrebbe infl uenzare la quantità di rifi uti alimentari prodotta; 2. che cosa ai consumatori piacerebbe vedere in un packaging al fine di ridurre gli sprechi alimentari, e quanto sono consapevoli che tali innovazioni siano già disponibili sul mercato. 3. Come varia la percezione nei confronti degli imballaggi nei diversi contesti (ad esempio nel punto vendita rispetto a casa) e come essa potrebbe influenzare le motivazioni per ridurre lo spreco di cibo.

Come i consumatori rispondono a messaggi inerenti il packaging e lo spreco, e come questo potrebbe influenzare atteggiamenti e comportamenti. Lo studio ha evidenziato in maniera incontrovertibile che per i consumatori è prioritario quanto un alimento mantenga la propria freschezza. Ciò detto, per conseguire tale scopo molti non utilizzano al meglio sia le informazioni riportate sugli imballi sia i packaging stessi, non essendo coscienti del ruolo che le confezioni hanno nel massimizzare la shelf life di un alimento o di una bevanda tra le mura domestiche. Ciononostante, vivo è l’interesse nel packaging in grado di preservare la freschezza e in quelle informazioni riportate sui pack che illustrano come conservare correttamente un alimento.

Le confezioni e i consumatori

rifiutiLa ricerca ha rivelato quali siano i fattori di un imballaggio reputati più utili, ma anche ciò di cui i consumatori sono consapevoli – per esempio la richiudibilità delle confezioni è la più apprezzata, ma sebbene ce ne siano molte sul mercato, i consumatori ne sono meno consapevoli rispetto, per esempio, alla riciclabilità, a parità di consapevolezza e disponibilità. Ciò dimostra che si può fare di più per evidenziare quello che è sia già disponibile, anche in termini di etichettatura, sia innovativo (vedi box). Molti consumatori non sono coscienti dal fatto che gli imballaggi contribuiscano alla protezione del cibo in casa dopo l’acquisto, pur riconoscendone il ruolo che essi ricoprono nel punto vendita e nel trasporto verso casa.

L’opinione prevalente è piuttosto che il fatto di mantenere i prodotti nell’imballo porti a un più rapido decadimento e, infatti, molti consumatori disimballano il prodotto riducendone così la durata, compromettendone la freschezza e talvolta la salubrità. E questo risultato, in linea con precedenti indagini condotte da WRAP, è importante anche perché, tra la minoranza di consumatori che sottostimano il ruolo del packaging nella conservazione di un alimento, la percezione nei confronti del packaging è significativamente meno negativo. Comunque i tre vantaggi più significativi attribuiti ai pack sono i seguenti: promuovere la sicurezza e l’igiene del contenuto (42% delle risposte); veicolare informazioni rilevanti (37%); e, infine, proteggere il cibo (dalla fabbrica al negozio e verso il luogo di consumo) (36%). Solo il 13% ritiene che protegga il cibo in ambito domestico.

Eppure, quando è stato richiesto agli intervistati di esprimere i loro primi tre pensieri, positivi o negativi che fossero, in merito agli imballi, le due risposte più frequenti sono state negative e nello specifico: “uso eccessivo di materiale” (52%) e “dannoso per l’ambiente” (50%). A conti fatti, i consumatori danno risposte negative con maggiore frequenza, e sono molto meno propensi a riconoscere che “aumenti la shelf life” (22%).

• Oggi molte confezioni sono richiudibili e questa funzionalità del pack è aumentata soprattutto in alcuni segmenti come il formaggio (WRAP, 2011). Mantenere un alimento protetto nel frigorifero è particolarmente importante al fine di prevenirne l’essiccazione.
• Sono già disponibili sul mercato nuovi tipi di pack in grado di soddisfare le esigenze più disparate, come pratiche monodose, imballi suddivisi in modo tale da potere usufruire del contenuto in momenti successivi (per esempio insalate, salumi e formaggi affettati, prodotti da forno).
• Innovazioni che permettono di mantenere il cibo fresco più a lungo, aumentando il tempo utile per consumare il cibo quando è ancora al suo massimo qualitativo. È questo il caso del latte fresco ultrafiltrato, carni e formaggi freschi sottovuoto, imballi intelligenti per frutta e verdura fresca che ne prevengano la sovramaturazione.
• Le etichette degli alimenti stanno subendo profondi cambiamenti mirati a una maggiore chiarezza e utilità per i consumatori: la grande distribuzione e i produttori stanno rendendo più visibili le scritte “da consumarsi entro il” e “da consumarsi preferibilmente entro”. In alcuni Paesi europei è inoltre in atto la progressiva eliminazione della scritta “commercializzare sino al” per agevolare ulteriormente il consumatore senza confonderlo
riportando troppe date.
• La scadenza di alcuni prodotti è ora espressa con “da consumarsi preferibilmente entro” come nel caso dei formaggi duri e di molti succhi di frutta pastorizzati, per dare la flessibilità di utilizzare il prodotto dopo la data riportata.
• La maggior parte delle confezioni alimentari ora riporta chiaramente come è meglio conservare un prodotto comprese le temperature più idonee. Molti imballi sono infatti dotati di scritte realizzate con inchiostri termosensibili per guidare l’acquirente a un corretto consumo. I retailer e i produttori stanno inoltre adeguando i propri consigli in merito al corretto congelamento di un alimento, qualora non venga consumato immediatamente.

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