La scuola? Trampolino di lancio per le nuove tecnologie…

Giovanni Folini, responsabile di produzione del caseificio della Scuola Casearia di Pandino

Nella Scuola Casearia di Pandino dove si è diplomato nel lontano 1976, Giovanni Folini lavora da quasi quarant’anni. Qui ha formato migliaia di studenti alle tecnologie casearie, parecchi di loro ricoprono oggi incarichi di rilievo nei caseifici italiani. Il suo sogno nel cassetto è una scuola meno nozionistica e deputata alla sperimentazione di moderne tecnologie.

Da quasi quarant’anni, Giovanni Folini lavora in una delle più conosciute e rinomate istituzioni del settore caseario in Italia: la Scuola Casearia di Pandino. In qualità di assistente tecnico, Folini ha formato generazioni di studenti anche con qualche soddisfazione se diversi allievi usciti dalla Scuola Casearia ricoprono oggi importanti mansioni all’interno di aziende casearie italiane anche di spicco. La motivazione, il piacere di formare non sono mai venuti meno in questi anni anche se le successive disposizioni ministeriali hanno gradualmente tolto spazio alla pratica in caseificio.

Signor Folini, potremmo definirla la memoria storica della scuola casearia?
Lavoro nell’Istituto dacché mi sono diplomato qui nella Scuola di Pandino nel lontano 1976 come “esperto caseario”. Ci fu una breve esperienza presso una Centrale del Latte, ma poi, l’occasione di effettuare delle supplenze nella Scuola Casearia mi riportò a Pandino. Accettai quell’incarico e, in seguito, attraverso concorso pubblico, entrai di ruolo come assistente tecnico. Da una decina d’anni ho acquisito la mansione di responsabile di produzione del caseificio scolastico.

Già il caseificio…
Penso che la Scuola Casearia di Pandino, oggi parte dell’Istituto d’Istruzione Superiore Stanga di Cremona, sia un’istituzione unica nel suo genere in Italia. La presenza, all’interno della struttura scolastica di un vero e proprio caseificio dove quotidianamente o quasi si trasforma latte in formaggio, consente allo studente di arricchire notevolmente la sua formazione scolastica, integrando le nozioni teoriche, apprese tra i banchi di scuola, con quelle pratiche attorno a una caldaia colma di latte.

In passato c’era più spazio per la pratica.
Il sacrosanto proverbio “vale più la pratica che la grammatica” si applica sempre meno a livello scolastico in Italia. Si preferiscono le lezioni teoriche, il nozionismo, a quelle pratiche dove l’allievo può non solo fissare dei concetti teorici appresi sui libri, ma anche apprendere un mestiere. Ricordo, quando frequentavo da studente la scuola, il peso della parte pratica nel calendario scolastico: la mattina teoria, poi il pomeriggio in caseificio o in laboratorio ad apprendere sul campo le tecnologie casearie e i metodi analitici.

I tempi sono cambiati… In peggio?
È difficile pensare a dei confronti. Oggi il piano di studi quinquennale consente di iscriversi all’università, in passato si riceveva un diploma di “esperto caseario” dopo tre anni di scuola professionale che offriva solo uno sbocco lavorativo. È pur vero che con quel diploma, con le competenze maturate nel triennio di studi, molti allievi hanno ricoperto, in seguito, ruoli di rilievo nelle aziende casearie italiane per le quali lavoravano.

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