L’anno che sarà

Il 2017 è partito con molte novità per il settore latte nazionale. La fase ribassista del prezzo del latte che ha caratterizzato la prima parte dell’anno trascorso sembra un lontano ricordo. I segnali di ripresa, evidenziati nella seconda metà del 2016, hanno segnato un punto di rottura, con il prezzo del latte spot praticamente raddoppiato nell’arco di pochi mesi. Altri fattori farebbero sperare in un anno migliore di quello passato. Fra tutti, l’accordo sul prezzo del latte, 37-38 centesimi al litro nei mesi scorsi, 38-39 in marzo e aprile. Un prezzo che, seppur inferiore all’annus mirabilis 2014, riprende le quotazioni del 2015 ed è prossimo ai livelli registrati alla fine del regime quote latte. A ciò si aggiungono l’indicizzazione del prezzo, in funzione della quotazione del Grana Padano e del prezzo medio del latte nei Paesi Ue, e l’esclusione di un limite alla quantità di latte conferito. Senza penalizzazioni qualora il prezzo indicizzato fosse inferiore a quello stabilito dall’accordo per i primi quattro mesi di quest’anno e senza penalità nel caso il limite di conferimento venisse superato. Un accordo sul prezzo che pare soddisfare tutti, industria, organizzazioni del mondo agricolo e dei produttori. Un accordo quindi che evidenzia segnali di apertura e confronto tra gli attori di filiera dopo mesi di incomunicabilità e reciproca indisponibilità ad arrivare ad un compromesso sul prezzo.

All’accordo, da quest’anno si aggiungono le iniziative promosse dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Ossia, le risorse aggiuntive stanziate per il Piano Latte e, nei prossimi mesi, l’applicazione del decreto che introdurrà in etichetta l’indicazione obbligatoria dell’origine per i prodotti lattiero-caseari commercializzati nel nostro Paese. Secondo alcuni, proprio il decreto ha rappresentato il vero stimolo alla chiusura dell’accordo su un prezzo compatibile con gli attuali scenari (inter)nazionali. Per altri, un Decreto (con la D maiuscola) atteso come strumento salvifico del latte italiano perché in grado di (soc)chiudere l’ingresso in Italia a latte e derivati industriali esteri ritenuti i principali responsabili della riduzione del prezzo del latte italiano, oltre che del falso made in Italy.

Il 2017 è quindi iniziato in un contesto prodromo di aspettative. Troppe volte tuttavia le aspettative sono rimaste tali, disattese da una realtà che si chiama mercato, globale e interconnesso. Un contesto economico in cui spesso ha più valore il prezzo rispetto al prodotto e alla sua origine. Un mercato in cui, tante volte, il prezzo vale tanto quanto il compratore è disposto a pagarlo. La lezione di due anni di libero mercato fuori dalle regime delle quote latte è anche questa. Il nostro settore latte sta ancora imparando, ma questa non è una novità.

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