Negoziato transatlantico USA-UE27

Il crollo dei negoziati multilaterali del WTO è stato superato dall’Unione Europea con i negoziati bilaterali; in questi troverebbero riconoscimento i prodotti alimentari aventi Denominazioni d’Origine Protetta e le Indicazioni Geografiche.

Introduzione

Il collasso dei negoziati multilaterali del World Trade Organisation – Organizzazione del Commercio Mondiale (WTO) ha generato la proliferazione dei negoziati bilaterali, orientati a favorire lo sviluppo delle economie tramite il libero scambio dei beni e dei servizi, degli investimenti, del livello occupazionale e dei diritti delle proprietà intellettuali, nelle quali sono incluse le produzioni agro-alimentari aventi Denominazione di Origine Protetta (DOP) e Indicazioni Geografi ca (IG). Ai sensi del regolamento 1151/2012, le DOP sono riservate a prodotti originari di un luogo, regione, paese; con qualità e caratteristiche dovute all’ambiente geografico e ai suoi fattori naturali e umani; la cui produzione si svolge in una zona geografica delimitata. Con le IG, invece, si identificano i prodotti originari di un luogo, regione, paese; alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, la reputazione o le altre caratteristiche; e la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografi ca delimitata.

Il negoziato transatlantico

Gli USA e la UE-27 costituiscono la spina dorsale dell’economia mondiale con circa il 50 % del PIL mondiale e rappresentano insieme il 30% del commercio mondiale. Ogni giorno, 4,7 miliardi di $ pari a 3,6 miliardi di € di beni e servizi attraversano l’Atlantico, creando centinaia di milioni di posti lavoro in entrambe le economie che hanno totalizzato insieme investimenti per 3,7 trilioni di $ pari a 2,8 trilioni di € (un trilione, mille miliardi). Questi i macrovalori che emergono dal “Rapporto ad Interim” del HLWG (High Level Working Group on Jobs and Growth – Gruppo di Lavoro di Alto Livello sull’Occupazione e Investimenti ), rilasciato a giugno 2012 e che ha, in buona sostanza, preparato il lancio del negoziati per il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership Agreement – Accordo Transatlantico per il Commercio, l’Occupazione e gli Investimenti), controfirmato dai presidenti degli USA Barack Obama, del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e della Commissione Europea Josè Manuel Durão Barroso, lo scorso febbraio. I negoziati saranno co-presieduti dal Rappresentante Commerciale degli USA Ron Kirk e dal Commissario del Commercio dell’UE Karel De Gucht, entrambi co-presidenti del gruppo di lavoro HLWG dal novembre 2011. I tre leader USA-UE hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, con la quale sottolineavano l’importanza strategica dell’apertura di questi negoziati: «Siamo impegnati fortemente nel fare di questo accordo il rinforzo e la guida alla nostra prosperità.

 

Per questo, diamo il benvenuto alle raccomandazioni rilasciate dall’HLWG che indicano i punti dove possiamo espandere i nostri commerci transatlantici, gli investimenti e le relazioni finalizzate alla promozione di un grande sviluppo economico e di sostegno ai nuovi posti di lavoro». Le raccomandazioni, contenute nel “rapporto ad Interim” parlano esplicitamente di: eliminazione e riduzione delle barriere convenzionali delle tariffe doganali, per il commercio di beni, servizi e investimenti; esaltazione della compatibilità tra regolamenti e standard di riferimento; eliminazione e riduzione delle barriere “inutili e oltre i margini”; elevare il grado di cooperazione per lo sviluppo economico globale. Inoltre fissano la struttura dell’accordo di vasta portata in tre aree principali:

  • accesso ai mercati;
  • regolamenti non tariffari;
  • regole d’indirizzo condiviso sulle sfide e opportunità del commercio globale.

In quest’ultima area, tre sono i punti da evidenziare:

  • i diritti IPR (Intellectual Property Rights – Diritti della Proprietà Intellettuale)
  • l’ambiente e il lavoro;
  • le sfide e le opportunità globali.

Al punto primo dei diritti IPR, sono ricomprese le tematiche delle protezioni europee dei prodotti alimentari aventi Denominazioni di Origine Protetta e Indicazione Geografica. Tali diritti sono estremamente importanti per l’economia agroalimentare italiana, infatti realizzano il 38% dell’intero valore europeo delle produzioni aventi DOP e IG. Nelle definizioni dei diritti IPR, sono riposte le speranze di soluzione alle imponenti diatribe in merito alle denominazioni evocanti l’Italia e l’italianità.

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