Prezzo del latte, boccata d’ossigeno per gli allevatori

Il nuovo accordo sul prezzo del latte alla stalla in Lombardia è stato salutato con un certo entusiasmo dalle associazioni di allevatori firmatarie, ma non solo. La speranza è che il prezzo spuntato possa essere un punto di riferimento anche per il resto dell’Italia

latteÈ stato siglato lo scorso 16 gennaio l’accordo per 44,5 centesimi al litro per il prezzo del latte alla stalla tra Italatte, rappresentata da Jean Marc Bernier e da Alberto Dall’Asta, e le Federazioni regionali lombarde di Confagricoltura con il presidente Antonio Boselli, il vicepresidente nazionale Antonio Piva e il presidente della FRP Lattiero-Casearia Luigi Barbieri, di Coldiretti, rappresentata dal presidente Ettore Prandini, e di CIA con il suo presidente Mario Lanzi. Italatte fa capo al gruppo Lactalis con i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Cademartori rappresenta la più importante realtà industriale della Lombardia, una regione che conta 6mila imprese del settore e 18mila addetti, per un totale di oltre 4 milioni e mezzo di tonnellate di latte all’anno, pari al 40% dell’intera produzione nazionale. L’accordo sarà valido dal primo febbraio fino al prossimo 30 giugno. Viene giudicato positivo il fatto che, contrariamente al passato, il nuovo accordo sia stato sottoscritto prima della scadenza di quello che era in vigore, evitando situazioni di incertezza per gli allevatori e consentendo loro di lavorare con dati concreti almeno fino al prossimo mese di giugno.

Gli allevatori sperano che questo rialzo di 2,5 centesimi al litro possa consentire loro un recupero dei costi di produzione aziendali. L’accordo lombardo tradizionalmente fa da riferimento anche per l’Emilia-Romagna e non solo. Le associazioni degli allevatori sperano, infatti, che il prezzo spuntato possa essere un punto di riferimento anche per il resto dell’Italia, permettendo di superare la quotazione precedentemente in vigore, per loro critica, di 42 centesimi al litro, considerata troppo lontano dalle esigenze degli allevatori e dal mercato. Un mercato che negli ultimi mesi ha fatto registrare un valore del latte spot a 49 centesimi contro i poco più di 40 registrati sia a gennaio del 2013 sia nello stesso mese del 2012. Il Grana Padano Dop con 10 mesi di stagionatura è a 7,5 euro al chilo contro la media di 7 euro dello scorso anno. Anche il Gorgonzola Dop vede rialzare il suo prezzo, raggiungendo a gennaio i 3,98 euro al chilo, contro i 3,71 dello stesso mese del 2013 e i 3,68 del 2012.

Il dialogo tra le associazioni degli allevatori e Assolatte continua a essere poco sereno. Ne è la dimostrazione la reazione di quest’ultima al riferimento al valore del latte spot da parte di alcuni rappresentati delle associazioni di allevatori. Assolatte, in una nota all’ANSA, di qualche mese fa, quando la contrattazione sul prezzo del latte alla stalla sembrava a un punto morto, ha fatto sapere che «la strumentalizzazione dei record del prezzo del latte “spot” (ai valori di Borsa di Verona e Lodi) non fa che alimentare la disinformazione su un settore cruciale per l’economia del nostro Paese. Il mercato del latte spot rappresenta infatti solo una parte irrilevante del latte trasformato quotidianamente in Italia». In particolare, secondo il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi: «i valori del latte spot sono frutto di parametri completamente differenti e non paragonabili con quelli che caratterizzano gli accordi continuativi tra industrie e allevatori.

La volatilità di prezzi di piccole partite non può essere presa come riferimento di contratti che invece garantiscono una stabilità economica grazie a una fornitura costante, per tutti i giorni, di tutto il latte che una azienda agricola produce, con un sistema incentivante di premi sulla qualità. Nessuno – sempre secondo Ambrosi, – faceva questi paragoni quando poco più di un anno fa le quotazioni erano ben inferiori ai 30 centesimi, mentre il latte alla stalla continuava ad essere pagato da contratto più di 38 centesimi litro». Assolatte ricorda anche che: «a parità di qualità, il latte prodotto dalle stalle italiane è il più caro del mondo e in poco più di un anno è già aumentato due volte: dell’11% negli ultimi 12 mesi e addirittura del 17% se consideriamo gli ultimi 18 mesi».

Bene la Lombardia e le altre regioni?

Giorgio Apostoli, capo servizio zootecnia di Coldiretti

Giorgio Apostoli, capo servizio zootecnia di Coldiretti

La Lombardia rappresenta il 40 % del latte bovino italiano metà del quale, circa 20 milioni di quintali, viene ceduto a imprese industriali private. Le parti coinvolte dichiarano che il prezzo del latte alla stalla di 44,5 centesimi al litro pattuito con Italatte sia un successo. Ma cosa accade nelle altre regioni italiane? È ovvio che tale prezzo ha riflessi negativi o positivi sui prezzi dell’intero latte trattato con le industrie italiane (circa 45 milioni di quintali venduti direttamente o tramite cooperative di raccolta). Già molti dei nuovi contratti con l’industria si sono o si stanno adeguando all’accordo lombardo, anche se siglato con un’unica industria, la più grande, soprattutto nella regione confinante del Veneto.

Mentre in Piemonte, così anche in Lazio e in Puglia si sta cercando di trovare un accordo che remuneri adeguatamente gli allevatori, data la richiesta del mercato di prodotto di base. Gli allevatori della Coldiretti si sono attivati in tal senso e fanno ora appello alla sensibilità di Assessori per convocare tavoli in cui far partire un confronto fra le parti. Le industrie acquirenti di quelle regioni sono state assenti a qualsiasi tentativo di incontro. Le premesse per un aumento del prezzo del latte ci sono tutte, oramai da mesi, senza tirare in ballo il prezzo dello spot che noi abbiamo solo indicato come “segnalatore di tendenza” e purtroppo strumentalizzato da chi non voleva conoscer ragioni. Basta guardare le quotazioni dei formaggi italiani.

Ed è proprio mentre scriviamo che Coldiretti Piemonte ha chiesto alla Regione di effettuare un monitoraggio dei prezzi pagati agli allevatori dai caseifici del Piemonte, per conoscere le tipologie contrattuali che vengono adottate e avere un quadro esaustivo, che potrà essere utile in eventuali tavoli di trattativa regionale. “In particolare”, ha sottolineato il direttore di Coldiretti Piemonte, Bruno Rivarossa nella lettera indirizzata all’assessore regionale all’Agricoltura, “e importante capire quante e quali di queste imprese acquirenti applicano forme contrattuali legate all’indicizzazione del prezzo del latte”. Il Piemonte produce circa il 10% della produzione nazionale.

Boccata di ossigeno

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia

L’accordo sul prezzo è una boccata di ossigeno per gli allevamenti. Si tratta di un risultato importante che tiene conto dei segnali che sono arrivati sia dal mercato nazionale che da quello internazionale. Erano mesi che sostenevamo la necessità di un adeguamento al rialzo. Siamo riusciti a raggiungere un punto di sintesi importante che, considerata la produzione lombarda, potrà essere un riferimento anche per il resto dell’Italia. L’accordo con Italatte è il risultato di una comune presa di coscienza della situazione e permette di superare quel limite di 42 centesimi al litro che era un valore troppo lontano dalle esigenze delle stalle e dalle reali condizioni del mercato.

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