Stampa di etichette: facciamo il punto

Come si è evoluto il mondo della stampa delle etichette negli ultimi anni? Siamo all’inizio dell’era digitale e molte cose stanno cambiando: la sfida principale per i trasformatori resta l’investimento nelle macchine da stampa. Ne abbiamo parlato con Mike Fairley, uno dei massimi esperti di etichette e autore di diverse pubblicazioni sul settore

La recente edizione di Labelexpo Europe, svoltasi a Bruxelles dal 24 al 27 settembre scorsi, ha visto il record della partecipazione di espositori e visitatori, nonostante la profonda crisi che stringe l’Europa. Secondo gli operatori del settore, la fi ducia e l’ottimismo per il futuro stanno tornando e i trasformatori ricominciano a investire. Ma verso quale direzione sono orientati gli investimenti e come si caratterizza oggi il mercato delle tecnologie e dei sistemi per la stampa delle etichette nel mondo? Lo abbiamo chiesto a Mike Fairley autore, tra l’altro, della “Encyclopedia of Labels and Label Technology” e del manuale “RFID Smart Labels- A How To”.

Quali sono le tecnologie di stampa più usate e quali le novità previste?

All’inizio del nuovo millennio, la tecnologia predominante per la vendita delle nuove macchine da stampa è stata la fl essografi a UV. Dalla metà del primo decennio del 2000 anche la stampa digitale ha iniziato a evolversi piuttosto rapidamente, dapprima con toner in polvere e liquido xerografi co e, più di recente, con la nuova generazione di getto d’inchiostro UV e a base acquosa. Nel 2014 è previsto il lancio della nuova stampa nanografica Landa, un processo a getto d’inchiostro offset che ha già suscitato notevole interesse nel mercato della stampa di etichette, astucci pieghevoli e imballaggi fl essibili.

Qualche nube all’orizzonte?

Senza voler ingiustificatamente allarmare i trasformatori di etichette, si segnala il considerevole lavoro in corso con l’obiettivo, nel lungo termine, di utilizzare la tecnologia inkjet per la stampa diretta su bottiglie in plastica o vetro, o su barattoli di diverse forme e dimensioni. Forse attualmente questo non è ancora un motivo di preoccupazione, ma rappresenta di certo una minaccia reale per il futuro.

Mike Fairley, autore di numerose pubblicazioni nel settore delle etichette e delle
relative tecnologie

Quali scelte dovrebbe privilegiare lo stampatore per non farsi cogliere impreparato?

In sintesi, oggi la sfi da principale per qualsiasi stampatore di etichette è decidere quale investimento fare in termini di macchine da stampa per etichette nei prossimi tre anni. Sarà un’altra macchina da stampa analogica flessografica UV convenzionale? Oppure una macchina offset o ibrida? Forse alcuni trasformatori devono ancora decidere se passare o meno al digitale. In tal caso, l’investimento ricadrà sulla tecnologia a toner o su quella a getto d’inchiostro? In passato, decidere su quale macchina da stampa investire poteva essere abbastanza semplice.

Oggi invece bisogna tenere conto di più fattori, anche se si tratta di sistemi analogici convenzionali. Per esempio, l’impatto ambientale e il consumo energetico di una macchina da stampa possono avere un peso importante. Lo stesso vale per la gamma cromatica e per il numero di colori o di gruppi stampa disponibili sulla macchina. Quali sono le opzioni di finitura a valore aggiunto disponibili? Quale tecnologia di ispezione o controllo richiede la macchina da stampa? Quale velocità di produzione è richiesta per il tipo di lavoro che si svolge? Quanto tempo richiede la macchina da stampa per il passaggio da un lavoro a un altro? Il trasformatore vuole stampare altri prodotti oltre alle etichette (per esempio imballaggi flessibili, tubetti laminati, astucci pieghevoli, sacchetti ecc.)? Questi fattori possono influenzare gli investimenti. Tutti i principali produttori di macchine stampatrici hanno senza dubbio le proprie soluzioni tecnologiche da promuovere e offrire.

‘600 – Risalgono a oltre 400 anni fa le prime etichette stampate di cui si ha testimonianza. All’epoca erano stampate su carta fatta a mano con immagini o caratteri tipografici in rilievo intagliati nel legno o nel metallo, con un torchio manuale in legno e un semplice meccanismo a vite.

‘800 – Le macchine da stampa manuali erano in ferro con un sistema a leva per applicare la pressione, ma la carta era ancora fatta a mano. Tuttavia, la rivoluzione industriale iniziò a portare molti cambiamenti nel mondo della stampa: le prime macchine da stampa rotative, il processo offset, le macchine per la produzione continua di carta. Nacquero le carte patinate, il processo a mezzatinta, la stampa a colori. Le nuove applicazioni comprendevano la produzione automatica di volumi elevati di bottiglie di vetro in formato standard, l’uso di linee di riempimento per bottiglie, le prime fabbriche di inscatolamento, il rapido aumento dei prodotti farmaceutici, etichette per scatole, bagagli, scatole e fascette per sigari, scatole di fiammiferi. Il tutto realizzato con macchine da stampa tipografiche od offset a foglio.

‘900 – Furono introdotte le prime macchine da stampa a banda stretta per nastri gommati e autoadesivi. Innovazioni chiave: gli sviluppi di Stan Avery che consentivano ai materiali autoadesivi di avere un supporto di sostegno ed essere fustellati in macchina. Poi, grazie ai materiali fustellabili su un liner, è iniziata la produzione di etichette a bobina e in breve lo sviluppo delle prime macchine da stampa tipografica e flessografica a bobina.

Fine ‘900 – Emerge in Europa la tecnologia autoadesiva. In seguito sono arrivate le macchine da stampa serigrafiche a banda stretta, per stampa a caldo e ibride, gli inchiostri per polimerizzazione UV e una tecnologia di preparazione di lastre più avanzata. Alla fine degli anni ‘70 le etichette autoadesive avevano già raggiunto una quota del 7% sul mercato europeo delle etichette, con l’uso di tutti i processi di stampa. Oggi le autoadesive costituiscono circa il 40% delle etichette complessivamente utilizzate, incremento causato da una serie di innovazioni tecnologiche e di stampa emerse negli ultimi trenta anni. Si tratta di progressi che hanno consentito agli stampatori di produrre più velocemente, su bobine più larghe, utilizzando strumenti rotativi e wrap-around, macchine da stampa servoassistite, e controlli che includono l’ispezione della bobina, la verifica di messa a registro, la gestione dei colori e molto altro. Per soddisfare l’evolversi dei requisiti di stampa di etichette negli anni ‘80 dominava la stampa tipografica rotativa a cui è seguita, negli anni ‘90, la crescita della flessografia.

Nati solo alla fine degli anni ’70, i codici a barre oggi sono un elemento essenziale dell’etichettatura di ogni prodotto in tutta Europa

Quando si tratta di investire nel digitale bisogna tenere conto di molti altri fattori e non solo dell’investimento in una macchina da stampa. La stampa digitale costituisce un nuovo modo di lavorare e comporta un’ottimizzazione della gestione dei colori. Quali livelli di produzione di diversi lavori è possibile gestire ogni giorno senza essere sopraffatti da incombenze amministrative? Tutti questi elementi richiederanno probabilmente dei MIS (Management Information Systems) più sofisticati. Il digitale comporta poi l’ulteriore sfida della scelta del tipo di risoluzione dpi. E ancora: il lavoro da produrre necessita di un inchiostro bianco in una delle testine di stampa? La macchina da stampa ha una gamma di colori estesa? Inoltre, vi sono notevoli differenze nelle velocità di produzione tra le diverse tecnologie di stampa. Quanto è importante la velocità in caso di frequenti cambi di lavori a basse tirature?

E una volta deciso di passare al digitale, che scelte si prospettano?

Se si passa al digitale, anche il trasformatore deve decidere se investire nella finitura in linea o non in linea. Nel primo caso, ogni cambio di lavoro potrebbe signifi care un’interruzione della stampa per cambiare le fustelle. Se si producono diversi lavori a basse tirature, il cambio delle fustelle può avere un considerevole impatto sulla disponibilità di esercizio della macchina nel corso della giornata. Ne deriva una produzione ridotta e, potenzialmente, una minore redditività. Con la fi nitura non in linea una delle linee di fi nitura può gestire l’output di diverse macchine da stampa digitali, ottimizzando così i tempi di produzione.

Un’altra opzione di investimento per la fi nitura a disposizione del trasformatore di etichette può essere la fustellatura laser: ha un costo più elevato, ma offre vantaggi notevoli quando si eseguono molte piccole tirature ogni giorno. La fustellatura laser, combinata alla tecnologia di getto d’inchiostro (o Xeikon) in assenza di lunghezze fi sse ripetute, offre l’interessante potenziale dell’unione di lavori sulla bobina longitudinalmente o trasversalmente, per ottimizzare costi e prestazioni.

Le etichette autoadesive oggi costituiscono circa il 40% di quelle complessivamente utilizzate: un successo spinto dalle innovazioni tecnologiche e di stampa emerse negli ultimi trenta anni

Tenga presente che nella stampa, soprattutto per quanto riguarda i processi e le tecnologie per le etichette autoadesive, ci sono stati più cambiamenti negli ultimi 50 anni che nei precedenti 400. Ancora oggi la tecnologia di stampa e trasformazione di etichette è in evoluzione. A Labelexpo Europe quest’anno sono stati lanciati nuovi tipi e modelli di macchine da stampa, tra cui sempre più soluzioni provenienti dall’Asia e dal mondo della stampa digitale.

Nel 1978 sono stati prodotti i primi codici a barre per la vendita al dettaglio, in particolare per i prodotti a marchio proprio dei supermercati Fine Fare, e per la prima volta un codice di velocità è stato incorporato sulle matrici delle pellicole per la produzione delle barre verticali nere sui codici. All’epoca le etichette con codici a barre per l’etichettatura dei prodotti freschi in negozio e in fase di preimballaggio prevedevano l’uso di materiali termosensibili. Bisognerà attendere fino al 1980 per vedere la diffusione della stampa termica diretta e a trasferimento termico diretto di etichette di prezzatura/pesatura con codici a barre, che poi è cresciuta rapidamente nell’ultima parte del decennio. Oggi i codici a barre sono un elemento essenziale dell’etichetta di ogni articolo venduto al dettaglio in tutta Europa.
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