Stop alle quote latte: e adesso?

Incremento della produzione con conseguente calo del prezzo del latte alla stalla. Questo è ciò che vedremo sul mercato internazionale. Solo le realtà che riusciranno a risolvere velocemente le inefficienze e le debolezze interne, attuando le necessarie ristrutturazioni, specializzazioni, internazionalizzazioni saranno competitive.

 

L’Unione Europea ha deciso la fine delle quote latte che, soprattutto in Italia, ha suscito una serie di polemiche tra gli allevatori. Dal primo aprile 2015, quindi, avremo il mercato libero in Europa, nonostante la resistenza di qualche Stato.

Un po’ di storia

Il sistema delle quote latte è stato introdotto nel 1984 per evitare che la produzione di latte diventasse eccessiva con il conseguente crollo dei prezzi. Si decise, infatti, di fissare delle soglie annue da non superare, in caso contrario sarebbero state previste multe. Per gli allevatori di ogni singolo Paese questo limite è fissato in base alle quantità commercializzate. Il regime assegnato all’Italia, più volte modificato, era pari a 8.823 migliaia di tonnellate. Per lungo tempo le difficoltà di gestione del mercato hanno spinto la UE a ridurre le quote (-6% nel 1987/88; -2,5% nel 1988/89; -2% nel 1991/92). Con Agenda 2000 si ha il primo segnale di aumento delle quote immediato per gli stati membri con eccedenza strutturale (tra cui l’Italia) e un aumento dell’1,5% per tutti gli altri stati membri a partire dal 2005 (posticipato al 2006 dalla riforma Fischler). Con la modifica del novembre del 2008, la quota italiana è stata ulteriormente aumentata. L’Italia ha pagato, negli anni, oltre 4 miliardi di euro per non aver rispettato i contingenti di produzione. Le multe, però, sono sempre state saldate dallo Stato e non dagli allevatori come, invece, sarebbe dovuto essere. Una situazione che ha di fatto penalizzato gli allevatori che hanno sempre rispettato la quota di produzione, favorendo chi ha venduto di più, ma si è visto annullare le sanzioni con l’intervento dello Stato.

Dalle quote latte al Pacchetto latte

Il Pacchetto latte è stato approvato con il Reg. 261/2012, dopo tre anni di discussione. Esso introduce nella Pac un importante cambiamento che influirà non solo sul settore lattiero-caseario, ma su tutta l’agricoltura europea perché sancisce la fine degli strumenti di controllo diretto, come le quote latte. Oltre all’abolizione delle quote latte, il Pacchetto latte prevede una serie di altri punti fondamentali. Introduce l’obbligo, per gli Stati membri, di riconoscere le organizzazioni professionali di produttori di latte (O.P.). A queste viene assegnato l’obiettivo di negoziare, a nome degli agricoltori aderenti, i contratti per la consegna di latte crudo alla trasformazione. Ogni organizzazione professionale può negoziare un quantitativo di latte non superiore al 3,5% della produzione comunitaria e al 33% della produzione dello Stato membro in cui avviene la negoziazione (45% per Stati membri che non producono più 500.000 tonnellate), al fine di evitare squilibri nei rapporti all’interno della filiera e garantire la leale concorrenza. È poi prevista la possibilità per gli Stati membri di riconoscere Organizzazioni interprofessionali (O.I.) di comparto che raggruppino le fasi di produzione, trasformazione e commercio di prodotti lattiero-caseari. Il Pacchetto latte stabilisce che venga regolata l’offerta di formaggio Dop. I Consorzi di tutela potranno perciò stabilire la programmazione della produzione dei loro protetti. Essa non deve prevedere la fissazione di prezzi, causare penuria del prodotto, creare discriminazioni, costituire barriere nel mercato o ledere i piccoli produttori. Gli Stati membri possono rendere obbligatoria la stipula di contratti scritti per le forniture di latte crudo. Questi contratti devono comprendere almeno il prezzo da pagare alla consegna (che può essere fisso o calcolato in funzione di fattori stabiliti nel contratto), il volume di latte interessato, la durata del contratto, i termini di pagamento, le modalità per la raccolta o la consegna del latte crudo, nonché le clausole applicabili in causa di forza maggiore. Le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2014 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all’abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato.

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