Uniti per identificare meglio la fonte delle malattie alimentari

Fotolia_1188672_LLe americane Food and Drug Administration (FDA), Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e Food Safety and Inspection Service (FSIS) dell’USDA hanno unito le loro forze per sviluppare un nuovo metodo per l’analisi dei dati inerenti i focolai, mirato a stabilire quali alimenti siano responsabili di malattie imputabili ai quattro principali batteri presenti negli alimenti. La metodica è contenuta nel report “Foodborne Illness Source Attribution Estimates for Salmonella, Escherichia coli O157 (E. coli O157), Listeria monocytogenes (Lm), and Campylobacter using Outbreak Surveillance Data” redatto da Interagency Food Safety Analytics Collaboration (IFSAC), partnership che raggruppa le tre agenzie sopracitate. Il report riassume brevemente le metodiche usate e i risultati ottenuti da IFSAC, incluso anche le percentuali di attribuzione stimate per i quattro agenti patogeni indicati nel titolo del report stesso. Secondo stime CDC, insieme, i quattro batteri patogeni causerebbero 1,9 milioni di casi di malattie a trasmissione alimentare negli Stati Uniti ogni anno. Inoltre, essi sarebbero stati scelti sia per la frequenza o la gravità delle malattie che provocano, sia perché potrebbero essere significativamente ridotti grazie a interventi mirati.
Ecco alcuni risultati emersi:

  • • Più del 80% di episodi imputabili a E. coli O157 è stata attribuita alla carne bovina e colture vegetali a pieno campo, come le verdure a foglia.
  • • salmonellosi sono stati ascritte a diversi alimenti, in particolare nel 77% dei casi a vegetali a seme (come pomodori), uova, frutta, pollo, manzo, cavoli e carne di maiale.
  • • Quasi il 75% delle campilobatteriosi è stato attribuito ai prodotti lattieri (66%) e al pollo (8%). La maggior parte dei focolai dairy era dovuto al latte crudo o al formaggio da latte crudo, come il queso fresco non pastorizzato.
  • • Più del 80% delle listeriosi si è verificata in seguito al consumo di frutta (50%) e di prodotti lattiero-caseari (31%).

I dati per la Listeria erano dispersi ma imputabili a un unico grande focolaio causato da meloni contaminati, verificatosi nel 2011. A causa di limiti per i dati sui focolai e all’incertezza delle stime, l’IFSAC raccomanda cautela nell’interpretazione di alcuni risultati, come quelli relativi a Campylobacter nei latticini e Listeria nei frutti.

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