Il filo della storia

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La caseina e le sieroproteine del latte di vacca sono da tempo studiate per essere utilizzate nella formulazione di biomateriali come bioplastiche, emulsioni, rivestimenti, fibre e compositi. Nel panorama di queste innovazioni quella che, tra le prime, ha riscosso interesse e successo è stata la produzione di fibre tessili a partire dalla caseina. Un’invenzione legata alla genialità di Antonio Ferretti (1889-1955), che negli anni Trenta creò e brevettò il Lanital, una fibra ottenuta dalla “filatura” della caseina separata dal latte magro. Un processo poi industrializzato dalla Snia Viscosa, apprezzato in tempi di autarchia e abbandonato quarant’anni dopo a favore delle fibre sintetiche. Stessa sorte toccata alla caseina “non tessile”, prodotta su scala commerciale prima della fibra per ottenere la galalite, un materiale con consistenza plastica paragonabile a quella di avorio e madreperla.

Da un punto di vista storico, la produzione di fibra e galalite dalla caseina rappresenta una brillante mescolanza e sintesi di conoscenze di tecnologia del latte e (bio)chimica moderna. Segnando il passaggio da una tradizione puramente casearia, legata alla coagulazione della caseina, a una modernità industriale per il latte e la sua principale proteina.

Oggi, la preoccupazione per l’inquinamento da microplastiche, causato anche dai tessuti sintetici, si accompagna a una previsione di enorme crescita della domanda di indumenti. In questa prospettiva, la fibra di latte è ritornata di “moda” potendo rappresentare un tessuto alternativo compostabile e biodegradabile. Tuttavia, a distanza di cento anni dal Lanital, alcune criticità che riguardano la sostenibilità e la fattibilità economica di questa fibra rimangono ancora irrisolte. Per ricavare poco più di un kg di fibra occorrono circa trenta litri di latte. Questo rende il processo di fabbricazione discutibile da un punto di vista etico, visto l’impiego non alimentare della materia prima. E, tutto sommato, comparabile ad altri materiali, come cotone o fibre sintetiche, in termini di impiego di risorse naturali. Ugualmente, l’utilizzo di prodotti chimici per la separazione e “filatura” della caseina dal latte pone interrogativi per l’impatto ambientale complessivo del processo di fabbricazione della fibra di latte. Problemi che ad oggi ne limitano la diffusione, sebbene la richiesta di tessuti eco-friendly stia crescendo.

È quindi evidente che il futuro della fibra di latte dipenderà dalla capacità di superare queste limitazioni. Bioingegneria e uso di caseina ricavata da reflui del settore lattiero-caseario sono due esempi che stanno andando in questa direzione.

La storia della fibra di latte offre comunque spunti interessanti per comprendere come soluzioni innovative possano inizialmente emergere da risorse e tecnologie tradizionali, come la coagulazione del latte. Ma anche per riflettere sulla facilità (e demagogia) con cui queste soluzioni vengono frettolosamente proposte in alternativa a quelle considerate come meno (o non più) sostenibili.

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