Il valore nutrizionale del latte, al di là delle fake news

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Troppo spesso il latte è oggetto di fake news. Per combattere la disinformazione e trasmettere alle nuove generazioni i benefici nutrizionali di questo alimento la Centrale del Latte di Torino ha organizzato un incontro rivolto a docenti, educatori e consumatori consapevoli per promuovere la conoscenza approfondita del valore nutrizionale del latte. Gli aspetti emersi durante gli interventi dei relatori possono essere un utile riferimento, non solo per il cittadino attento a come si nutre o per chi si occupa di educazione alimentare dei ragazzi, ma anche per le aziende che hanno la necessità di rispondere a eventuali dubbi dei propri consumatori e di comunicare in maniera chiara e basata su fonti attendibili.

Intolleranza al lattosio e consumo di latte

Il primo tema caldo affrontato è stato quello dell’intolleranza al lattosio. «Non dobbiamo demonizzare il latte – ha affermato Maria Sole Facioni (presidente AILI – Associazione Italiana Latto Intolleranti) – anzi è un nostro alleato se consumato nelle giuste quantità e soprattutto nel modo adeguato. Oggi c’è un boom di prodotti senza lattosio, un po’ per moda, un po’ per reale necessità. Nel 2025 circa l’81% di famiglie italiane ha acquistato prodotti lactose free, i tre quarti dei quali nella filiera lattiero-casearia. Il latte senza lattosio è il più acquistato nel paniere dei delattosati. Nel 2024 abbiamo condotto un sondaggio insieme all’Università di Pisa per indagare l’impatto economico che la diagnosi di intolleranza lattosio ha sulla persona. Il sondaggio ha coinvolto sia le persone intolleranti che i medici. Quello che è emerso è che il 72% di medici di famiglia fa escludere latte e derivati dalla dieta senza far eseguire test diagnostici. Si stima che il 56% della popolazione sia intollerante al lattosio o abbia un deficit dell’enzima lattasi, con un gradiente crescente dell’incidenza da Nord a Sud».

Facioni ha commentato alcune fake news legate all’intolleranza al lattosio e al consumo di latte, a cominciare della grande confusione che esiste tra intolleranza al lattosio e all’allergia alle proteine del latte, due condizioni estremamente diverse. «Un’altra falsa notizia molto diffusa – ha raccontato – è quella secondo cui sia sufficiente smettere di bere latte per un certo periodo per diventare intollerante. Non è vero perché o si è geneticamente predisposti alla mancanza dell’enzima lattasi o la produzione viene interrotta a causa di un problema a livello intestinale».

Facioni è intervenuta anche su un tema molto discusso, anche sui social: il fatto che l’uomo sia l’unico mammifero che beve latte anche dopo lo svezzamento. «L’essere umano – ha spiegato – è stato “ingegnerizzato” per farlo. C’è stato un fenomeno di selezione naturale che ci ha permesso di digerire il latte anche in età adulta, a seguito dell’avvento circa 10.000 anni della pastorizia fa ha favorito gli individui con la persistenza dell’enzima lattasi anche in età adulta, consentendoci quindi di continuare a consumare latte nell’arco della vita».

Per chi pratica sport

Il latte è un alimento strategico e completo anche per chi pratica attività sportiva, poiché offre benefici che vanno dalla sintesi proteica alla reidratazione, spesso paragonabili a quelli degli integratori specifici per lo sport. Ne ha parlato Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica, esperta in nutrizione sportiva, docente dell’Università degli Studi di Pavia e della Scuola dello Sport – Coni, che ha approfondito il ruolo del latte nell’alimentazione dello sportivo sperimentandolo anche di persona, durante la pratica sportiva. 

«Il latte – ha spiegato – contiene due tipi di proteine nobili che agiscono in modo sinergico per massimizzare la risposta all’allenamento. Le sieroproteine, dopo digestione, vengono assorbite rapidamente, arrivando subito nel circolo ematico per attivare lo “stimolo allenante”; la caseina viene entra in circolo più lentamente, garantendo un rilascio costante di aminoacidi che sostiene il muscolo nelle ore successive. Questa combinazione favorisce la rigenerazione dei tessuti danneggiati dallo sforzo e può aiutare a ridurre i dolori muscolari tardivi».

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