Lo scorso novembre, il “Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie” (Ecdc) e l’Efsa hanno pubblicato il report relativo ai risultati delle attività di monitoraggio e sorveglianza delle zoonosi svolte nel 2024. Tra i 314 casi segnalati nell’UE, di cui 16 in Italia, campilobatteriosi e salmonellosi si confermano come le principali.
A seguire, purtroppo, sono le infezioni da Escherichia coli STEC, sebbene non rappresentino il problema più grave in termini di tassi di ospedalizzazione e di mortalità (“primato” ancora appannaggio della listeriosi). Circa quattro casi ogni 100.000 abitanti, in costante aumento negli ultimi cinque anni. Dato ancora meno confortante sono le centinaia di casi di sindrome emolitica uremica (SEU) collegabili alle infezioni da STEC.
I dati epidemiologici del report includono le segnalazioni di tossinfezioni da E. coli STEC veicolate da alimenti. Per la precisione 158, fortunatamente senza decessi. Nel caso della filiera latte attribuibili al consumo di formaggi a latte crudo, alimenti che si sono ormai consolidati tra quelli di grande rilevanza nell’ambito della sicurezza alimentare e della salute pubblica. Anche se la percentuale di campioni positivi per STEC è risultata molto bassa rispetto al totale dei prodotti analizzati.
Il report fornisce quindi dati importanti che, tuttavia, presentano ancora dei limiti per un’efficace valutazione del pericolo STEC. Per esempio, molto c’è da fare per introdurre limiti di sicurezza per i prodotti più a rischio, anche al fine di implementare la sorveglianza lungo la filiera latte. Le linee guida disponibili per il monitoraggio del rischio dovrebbero essere affiancate dall’adozione di specifici programmi di sorveglianza delle singole Autorità nazionali. A oggi non ancora obbligatori in tutti gli Stati membri, o riguardanti principalmente l’osservazione della SEU come evento sentinella. Di fatto, rilevando solo la complicanza clinica più grave di questa tossinfezione. Non bastasse, la definizione di “caso di tossinfezione” adottata dall’UE non è quella utilizzata da Francia, Germania e Paesi Bassi. Infine, i sistemi di sorveglianza delle infezioni da STEC non coprono l’intera popolazione in tutti gli Stati membri dell’UE.
Il risultato è che i dati del report, per come vengono acquisiti, rimangono in parte disomogenei. Con il dubbio che l’incidenza delle infezioni da E. coli STEC, soprattutto di origine alimentare, sia sottostimata per mancata diagnosi o notifica. Una combinazione di elementi che introduce variabili non secondarie per l’accurata valutazione epidemiologica in UE del rischio STEC di origine alimentare.


