Il Dipartimento della Salute e quello dell’Agricoltura statunitensi hanno da poco pubblicato le Linee guida dietetiche (DGA) 2025-2030. Un documento che avrà un impatto diretto sui programmi federali di educazione e assistenza nutrizionale. Questa versione delle DGA è per certi aspetti molto diversa dalle precedenti. Banalmente perché più breve e meno dettagliata. Fatto di per sé non negativo, salvo quando la sintesi va a discapito della chiarezza per scelte che segnano una chiara (e voluta?) divergenza con le posizioni di OMS e EU.
Per esempio, con una forte raccomandazione per l’aumento dell’apporto proteico della dieta, con particolare attenzione alle fonti di origine animale, carne rossa compresa. Altrettanto discordante è l’indicazione sui grassi saturi. Con un invito al consumo di prodotti lattiero-caseari “non magri” e burro. Indicazione non in linea neanche con le precedenti DGA che rimarcavano soprattutto il positivo ruolo nutrizionale dei prodotti lattiero-caseari a basso tenore lipidico in un modello dietetico ideale.
Peraltro, queste nuove raccomandazioni erano tutt’altro che inaspettate. Giusto a metà del 2025, l’allora bozza delle DGA era stata fortemente criticata dall’industria lattiero-casearia americana per l’enfasi negativa posta sul grasso di latte e derivati. Chiedendo al Governo di eliminare, così come poi accaduto nelle attuali DGA, la raccomandazione di limitare il consumo di latticini “grassi”. Parallelamente, la recentissima approvazione del “Whole Milk for Healthy Kids Act” reintrodurrà il latte intero nelle mense scolastiche. Annullando la legge che circa 15 anni prima aveva imposto la fornitura di latte scremato. E consentendo di escludere i grassi saturi dal latte nel calcolo del 10% massimo dell’apporto energetico totale proveniente da questa tipologia di grassi.
Le attuali DGA, tuttavia, non distinguono tra i diversi prodotti lattiero-caseari, unificati in un’unica categoria “dairy”. Con il rischio di poter essere interpretate come un assenso al consumo indifferenziato di prodotti lattiero-caseari “grassi”, benché sempre all’interno delle tre razioni giornaliere raccomandate.
È indubbio che negli ultimi anni la ricerca scientifica ha rivalutato il valore nutrizionale e funzionale del grasso del latte. A volte però traspare il sospetto che nell’elaborazione degli indirizzi nutrizionali prevalgano attività di lobbying, interessi politici o ideologici. Che conseguentemente insinuano il dubbio di un’interpretazione di parte delle ricerche sul valore nutrizionale del grasso latteo, piuttosto che l’espressione di un consenso scientifico.
Al di là dei cambiamenti introdotti, forse ci si poteva aspettare di più dalle nuove DGA. Perlomeno a giudicare da come sono state presentate, ossia: “…per ripristinare l’integrità scientifica, la responsabilità e il buon senso nelle linee guida…, e ristabilire la piramide alimentare come strumento di nutrimento e educazione”. Chissà se la piramide rovesciata MAHA (Make America Healthy Again), simbolo delle nuove DGA, reggerà nel tempo su queste premesse e promesse.


