Report IGI sulla sostenibilità del gelato industriale

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Report IGI: dal packaging riciclabile alle rinnovabili, dalla riduzione e valorizzazione degli scarti agli ingredienti da filiere controllate. Ecco l’analisi dell’impegno del settore per la salvaguardia dell’ambiente

Investimenti in ricerca e sviluppo, efficientamento degli impianti, azioni mirate e innovazione di prodotto: la filiera del gelato confezionato, in Italia, si trova oggi a un punto di svolta. È in atto una transizione che implica sfide tecniche e operative significative.

Ciò emerge dallo “Studio delle performance ambientali nella produzione del gelato confezionato in Italia”, condotto per l’Istituto del Gelato Italiano (IGI) da Ergo S.r.l, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo scopo è rendicontare le performance ambientali del comparto e valorizzare le buone pratiche già in uso.

La metodologia del report IGI

Per l’analisi i ricercatori hanno impiegato il Life Cycle Thinking. Tale metodo considera l’intero ciclo di vita del prodotto, dall’approvvigionamento delle materie prime al packaging, dalla distribuzione al consumo, fino al fine vita, includendo tutti gli impatti ambientali associati.

Protagoniste dell’indagine sono state le aziende aderenti all’Istituto del Gelato Italiano, che rappresentano il 90% della produzione nazionale annua di gelato confezionato.

Le fasi della filiera che risultano maggiormente impattanti dal punto di vista ambientale sono:

-l’approvvigionamento delle materie prime;

-la produzione e il packaging.

Ciò emerge dall’analisi dei tre indicatori chiave:

-il consumo di risorse minerarie e metalliche;

-l’uso del suolo;

– e il cambiamento climatico legato alle emissioni di gas a effetto serra.

Le buone pratiche del settore: dal pack riciclabile e materie prime certificate…

Partendo dalle buone pratiche di approvvigionamento, emerge che quasi il 70% del latte utilizzato è di origine italiana.

La percentuale di cacao da coltivazione certificata sostenibile è pari al 98,5% (Rainforest Alliance, UTZ, Altromercato, Fairtrade). Riguardo, invece all’olio di palma – dove non è stato possibile sostituirlo – il comparto usa esclusivamente olio certificato al 100% secondo lo standard RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil). Infine, nel caso del caffè, la percentuale di materie prime certificate si attesta intorno alla metà dei volumi utilizzati (51%).

Il 91% del packaging impiegato dalle aziende è stato dichiarato riciclabile secondo i criteri di raccolta italiani. Inoltre, si evidenza la predominanza di imballaggi monomateriale, che possono facilitare la gestione del finevita: Il 72% delle confezioni sono fatte solo di carta ed oltre il 53% della carta usata è riciclata. Particolarmente significativo è stato, infatti, il lungo lavoro svolto negli anni passati dal comparto per passare da involucri in plastica a soluzioni in carta, anche per prodotti tecnicamente complessi come i gelati, che devono resistere a lungo nei freezer. Questo rappresenta un segnale di attenzione “a monte”, perché integra requisiti di finevita già nella selezione delle soluzioni di imballaggio e non solo nella scelta delle singole materie prime.

…all’energia

Passando alla gestione energetica nella fase di produzione, il settore sta rafforzando il monitoraggio dei propri consumi e delle emissioni di gas a effetto serra. Attualmente, le aziende acquistano quasi il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili, con certificati di Garanzie di Origine (GO) o ricorrono a impianti fotovoltaici. Nei contesti in cui i fabbisogni energetici non possono essere soddisfatti esclusivamente attraverso l’elettricità, riveste un ruolo significativo il ricorso a impianti di cogenerazione. Pur impiegando una fonte non rinnovabile come il gas naturale, essi consentono la produzione combinata e ad alta efficienza di energia elettrica ed energia termica (calore e freddo mediante vapore).

Gli sviluppi futuri: fornitori controllati, decarbonizzazione, riutilizzo dei sottoprodotti alimentari ed ecodesign

Tra gli obiettivi del settore, gli orientamenti che emergono è di aumentare progressivamente il peso di ingredienti provenienti da filiere certificate e adottare Codici di condotta fornitori.

Sul fronte dell’innovazione di prodotto, si stanno sperimentando formulazioni che prevedono la sostituzione parziale o totale del latte vaccino con bevande vegetali, come mandorla, soia, avena, cocco o pisello. Parallelamente, si osserva anche un’attenzione crescente alla valorizzazione di ingredienti locali e di gusti legati ai territori.

Sul fronte energetico, il settore sta lavorando lungo tre filoni principali: aumentare l’efficienza degli impianti, decarbonizzare il sistema energetico e aumentare l’uso di fonti rinnovabili.

Inoltre, da diversi anni, nell’ottica dell’economia circolare, le aziende destinano – ove possibile – i sottoprodotti alimentari generati durante le diverse fasi di lavorazione ad altre filiere, per esempio per la produzione di mangimi o di biogas.

Conclusioni del report IGI

Nel complesso, i dati emersi dal report IGI delineano un settore in piena evoluzione: le iniziative avviate sono numerose e, in diversi ambiti, già ben strutturate e descrivono una filiera dinamica, consapevole delle sfide da affrontare e orientata a trasformare gli impegni ambientali in pratiche misurabili, verificabili e comparabili nel tempo.

Un ruolo fondamentale in questa transizione sarà svolto dai consumatori: tra gli obiettivi per il prossimo futuro c’è l’aumento del loro coinvolgimento attivo attraverso etichette più dettagliate, ricorrendo anche a strumenti digitali come QR code informativi e iniziative mirate nei punti vendita.

I numeri del gelato confezionato in Italia e all’estero

La produzione di gelati confezionati in Italia nel 2024 ammonta a 198.284 tonnellate per un valore di circa 2 miliardi di euro con un consumo pro capite di circa 2 kg (dati UNIONE ITALIANA FOOD – revisione 2025). Nel periodo gennaio-settembre 2025 le vendite nel nostro Paese si sono attestate a circa 3 miliardi di porzioni (dati UNIONE ITALIANA FOOD e NielsenIQ- Totale Italia + Discount).

L’export del comparto ha raggiunto nel 2024 un volume di 95.348 tonnellate per un valore di 388 milioni di euro (elaborazioni UNIONE ITALIANA FOOD su dati ISTAT). L’analisi dei principali mercati di destinazione del gelato italiano evidenzia, sul totale esportato, il predominio dell’UE e il maggior peso dei Paesi vicini: il continente europeo copre circa il 65% dei volumi e valori delle esportazioni (60.912 tonnellate e 263 milioni di euro). In generale, le destinazioni maggiori sono state USA e Regno Unito, Germania, Spagna, e Francia.

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