Dolce, ma non troppo

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Nonostante la pandemia da Covid-19, i consumi di latti delattosati sono cresciuti anche nel 2020. Una tendenza consolidata da tempo, ma poco spiegabile da un punto di vista fisiologico-digestivo se si considera che solo una piccola percentuale della popolazione italiana è clinicamente diagnosticata come lattosio-intollerante. Eppure, quasi un italiano su due sembra (o pensa di) essere intollerante (… al lattosio), pur non manifestando alcun sintomo. Un’evidenza clinica non sorprendente se è vero, come affermato dall’EFSA, che l’assunzione, in un’unica dose, di 12 grammi di lattosio non comporta nessun problema digestivo, anche per i veri lattosio-intolleranti. Una quantità di lattosio presente in un bicchiere di latte. Quel bicchiere che rappresenta poco meno della assunzione giornaliera di latte raccomandata dalle linee guida nutrizionali di molti Paesi. E che, purtroppo, oggi sempre meno persone consumano, a prescindere dal lattosio.

In questo scenario di mercato e salutismo più o meno consapevole, la FIL-IDF ha recentemente pubblicato un position paper a “difesa” di questo zucchero naturale, la cui presenza nel latte ha implicazioni che vanno molto al di là dal renderlo sensorialmente più gradevole. Un position paper a conferma dell’importante ruolo del lattosio contenuto nei prodotti lattiero-caseari come parte di una dieta sana, e dell’inesistenza di evidenze scientifiche che colleghino il lattosio al rischio di malattie croniche. Come invece dimostrato per il consumo di altri zuccheri. Un documento che, soprattutto, ribadisce il ruolo fondamentale dalla “matrice latte” nel rafforzare il ruolo dei suoi singoli nutrienti, ognuno in relazione nutrizionale e funzionale con l’altro. Un’incredibile complessità compositiva che spiega, in parte, perché il latte dovrebbe essere ancora il paradigma alimentare della nostra dieta.

Convinzione consolidata fino a qualche decennio fa, quando il latte era considerato un alimento quasi perfetto a cui nulla aggiungere o togliere. E, per quanto specie-specifico, si adattava molto bene a rispondere alle esigenze nutrizionali di larga parte della popolazione, compresa quella apparentemente lattosio-intollerante.
Nonostante ciò, come accaduto per il grasso, il lattosio o meglio la sua presenza, anche in tracce, sta fortemente condizionando l’accettabilità dei prodotti lattiero-caseari. Se ciò ha aperto opportunità di mercato per il settore, ha però di fatto anche ridefinito il concetto di qualità nutrizionale di latte e derivati fino a farli percepire come poco salutari quando non privati di alcuni dei suoi nutrienti. Aspetti che il consumatore e il produttore dovrebbero attentamente soppesare, senza assecondare stili alimentari e consumi modaioli. Con il rischio per entrambi di rendere amara la scelta tra prodotti delattosati e non.

 

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