Il riconoscimento delle IG comunitarie costerebbe miliardi di dollari all’industria lattiera a stelle e strisce

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foh2313Perdite per miliardi di dollari, calo dei consumi caseari e aumento di prezzi al dettaglio: questo lo scenario, apocalittico, tratteggiato da un’analisi pubblicata martedì da Informa Economics IEG, commissionata dal Consortium for Common Food Names (CCFN) che l’ha presentata insieme a tre associazioni di categoria (National Milk Producers Federation (NMPF), U.S. Dairy Export Council e International Dairy Foods Association). La natura del contendere è oramai nota: per gli americani alcuni nomi di Indicazioni geografiche (per esempio “feta e parmesan”) sarebbero da considerarsi oramai nomi comuni, e quindi liberamente utilizzabili da tutti i produttori del mondo. Secondo l’analisi, “L’agenda politica agricola europea, che si concentra sull’utilizzo di indicazioni geografiche (IG) al fine di concedere ingiustamente un enorme vantaggio commerciale ai produttori europei, costringerebbe gli allevatori e i produttori di alimenti al di fuori dell’Europa a rinominare cibi d’uso comune usando nomi sconosciuti. La confusione che ne deriverebbe sul mercato interno degli Stati Uniti potrebbe far chiudere parecchie aziende a conduzione familiare, eliminare migliaia di posti di lavoro e danneggiare l’intera economia statunitense”.

Ai prezzi di oggi, il calo dei consumi statunitensi di formaggio a causa della protezione delle IG potrebbe ammontare a 2,3 miliardi di $ per vendite perse nell’arco di tre anni, e a 5,2 miliardi $ in un decennio. I bilanci dei caseifici sarebbero al di sotto della linea di pareggio per sei dei prossimi dieci anni, a un costo di cumulativo di 59 miliardi di $ di fatturato.

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