Il virus della paura

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Difficile scrivere qualcosa diverso da altri se il tema è il coronavirus. Ancora più difficile prevedere tutte le conseguenze che questa emergenza sanitaria comporterà. Da un punto di vista economico, la filiera latte se ne era già accorta quando il Covid-19 era solo un problema cinese. Almeno per l’impatto sulla domanda di prodotti lattiero-caseari e l’interscambio commerciale con quel Paese.

Oggi, con il virus in casa nostra e in tanti altri Paesi, le cose sono ancora più complesse. Pensare che solo a inizio febbraio la domanda mondiale di latte cresceva del 5%, con previsione di prezzi stabili per il primo semestre di quest’anno. Ugualmente, a inizio anno il report della Commissione europea sulle prospettive dei mercati agricoli prevedeva uno scenario positivo per il settore lattiero-caseario. Nel pieno dell’emergenza sanitaria, almeno in Italia, sta accadendo il contrario.

Le prospettive di sviluppo possono perciò mutare per accadimenti più rapidi che mai. Anche perché gli stessi accadimenti sono capaci di cambiare in modo repentino il nostro stile di vita, originando a volte reazioni incomprensibili e irrazionali. Come l’assalto al supermercato, la più mediatica delle risposte generate dalla paura che arriva a contagiare anche il nostro rapporto quotidiano con la spesa e il cibo. Non solo in Italia, purtroppo. E allora non stupiscono le vere o false richieste di certificazione “virus free” per i nostri prodotti esportati. Una paura arrivata a contagiare addirittura le ricerche di cibo e ristoranti italiani su Google. Calate in media del 30% o più in Paesi che oggi affrontano questa emergenza sanitaria. Tutti atteggiamenti determinati da un altro virus, quello della paura contro il quale l’unico vaccino non può che essere la scienza. Importante in tempi non virulenti, determinante in momenti in cui si sente e si legge di tutto e di più e non esiste certezza.

Se non quella che, quando ne saremo usciti, avremo almeno imparato che l’imprevedibilità e la complessità di certi momenti stimolano la reazione e aumentano la resilienza. E, sono certo, ci permetteranno di meglio individuare la gerarchia degli obiettivi e le strategie per affrontare al meglio il futuro, nostro e del settore lattiero-caseario.

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