La Corte dei conti bacchetta la Commissione UE sullo spreco

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fotolia_1apertura_104831753_xxlLo spreco di cibo è un problema mondiale che richiede un intervento a tutti i livelli. Le stime attuali indicano che, globalmente, circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va sprecato o perso, con un enorme costo economico e ambientale. L’assenza di una definizione comune di “spreco alimentare” e di un valore di partenza condiviso rispetto al quale calibrare gli interventi di riduzione dello spreco ha ostacolato la realizzazione di ulteriori progressi, e ciò nonostante i ripetuti inviti del Parlamento europeo, del Consiglio, del Comitato delle regioni, del G20 e di altre istanze affinché l’UE contribuisca a ridurre lo spreco. «La relazione “Lotta allo spreco di alimenti: un’opportunità per l’UE di migliorare, sotto il profilo delle risorse, l’efficienza della filiera alimentare” presentata dalla Corte alla Commissione ha individuato mancate opportunità e potenziali miglioramenti che non richiederebbero nuove iniziative legislative o più fondi pubblici» ha affermato Bettina Jakobsen, il membro della Corte responsabile della relazione. «Ma concentrando gli sforzi sulla creazione di una piattaforma, la Commissione, ancora una volta, non coglie l’occasione per risolvere il problema in maniera efficace. Ciò che serve ora è un maggior allineamento delle politiche esistenti, un miglior coordinamento e il chiaro obiettivo politico di ridurre lo spreco alimentare”. La Corte, dopo aver analizzato le possibilità di un utilizzo più efficace delle attuali politiche, raccomanda alla Commissione di:

  • potenziare la strategia dell’UE per combattere lo spreco alimentare e migliorarne il coordinamento, sviluppando un piano d’azione per gli anni a venire e fornendo una chiara definizione di spreco alimentare;
  • tener conto dello spreco di alimenti nelle future valutazioni d’impatto e allineare maggiormente le diverse politiche dell’UE che lo possono combattere;
  • individuare e rimuovere gli ostacoli alle donazioni alimentari legati a disposizioni giuridiche, incoraggiare un’ulteriore sfruttamento delle possibilità di donazione esistenti e valutare come facilitare la donazione in altri settori d’intervento.

Inoltre, per Bettina Jakobsen, la nuova piattaforma non contribuisce in maniera significativa alla strategia concernente lo spreco di cibo e manca ancora una definizione chiara e univoca di spreco alimentare. La Jakobsen ha infatti aggiunto che: «le raccomandazioni della Corte su come sviluppare la futura politica in materia sono state ignorate o accettate solo in parte, mentre la prima bozza delle linee-guida trasferisce semplicemente il problema agli Stati membri». Nella relazione la Corte ha esaminato le azioni intraprese finora dall’UE per ridurre lo spreco alimentare nonché le modalità di funzionamento dei vari strumenti d’intervento. Ha rilevato che l’UE non ha contribuito a una filiera alimentare efficiente sotto il profilo delle risorse, per mezzo di un’efficace lotta allo spreco di cibo. La Corte sostiene che lo spreco di cibo è un problema presente lungo l’intera filiera alimentare e che gli interventi dovrebbero quindi riguardare l’intera filiera. Si dovrebbe porre l’enfasi sulla prevenzione, dato che i benefici derivanti dall’evitare gli sprechi sono maggiori rispetto a quelli derivanti dall’occuparsene a posteriori. La Corte ha rilevato che l’impatto delle politiche dell’UE sulla lotta contro lo spreco di alimenti era stato valutato in misura palesemente insufficiente. Importanti settori di intervento, quali l’agricoltura, la pesca e la sicurezza alimentare svolgono tutti un ruolo e potrebbero essere utilizzati per combattere meglio lo spreco alimentare.

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