La salute della filiera del Pecorino Toscano DOP

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I dati economici

Nei primi due mesi del 2020 la filiera del Pecorino Toscano ha registrato una crescita dei consumi tanto in Italia quanto all’estero, grazie anche alla forte attività di promozione organizzata dal consorzio e dai caseifici per aumentare la conoscenza sul prodotto. Tale trend ha subito un brusco rallentamento in marzo, mentre in aprile hanno pesato l’impatto della chiusura totale del canale horeca sui consumi e il rallentamento delle vendite in Gdo rispetto allo scorso anno. I caseifici hanno registrato un calo delle vendite compreso tra -20 e -50%.

Il lockdown e gli effetti sulla filiera

“L’impatto sulla filiera produttiva del Pecorino Toscano DOP – ha spiegato Andrea Righini, direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP – è stato molto duro in termini di maggiori costi e minori consumi. I nostri caseifici non si sono mai fermati, ma, anzi, hanno completamente riorganizzato i modelli di lavoro per garantire la produzione e la sicurezza delle maestranze. Nel mese di maggio, naturale periodo di picco della produzione di latte ovino, i tradizionali doppi turni in lavorazione sono diventati tre e in alcune realtà anche quattro, con squadre di lavoro ridotte per poter limitare al massimo il rischio di contagi. A ogni cambio turno sono state effettuate sanificazioni con un allungamento dei tempi di produzione. Fermare o ridurre la produzione avrebbe significato non ritirare il latte, mettendo in enorme difficoltà le aziende agricole e questo ovviamente non è avvenuto”.

Da dove riparte il Pecorino Toscano DOP

Il Pecorino Toscano è la seconda DOP del settore ovino a livello nazionale, dopo il Pecorino Romano, e il consorzio intende lavorare per portare negli anni il valore medio annuo al consumo sopra quota 50 milioni di euro. Per questo, intende diversificare gli investimenti puntando sull’immagine e sulla cultura del prodotto certificato.

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