Nuove linee guida inglesi sulla vendita di latte crudo

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A differenza della Scozia, Inghilterra e Galles ammettono la vendita di latte crudo da bere. A seguito di numerosi gravi casi di malattie trasmissibili con gli alimenti derivanti dal consumo di questo prodotto, la FSA (Food Standards Agency) ha pubblicato una linea guida per i produttori.

Le vendite di latte crudo avevano riscosso un notevole successo ma, tra il 2015 e il 2017, 103 persone hanno avuto gravi problemi di salute dopo averlo bevuto. Per 40 di essi, tali problemi sono stati  al consumo di latte crudo  con analisi di laboratorio.

Di qui l’idea di stilare una linea guida sulla gestione degli allevamenti e delle aziende che vendono latte crudo da bere. La prima bozza risaliva al giugno 2018. Mentre le aziende e gli esperti del settore inviavano commenti e ipotesi di revisione, nei mesi successivi si verificarono due nuovi gravi episodi di malattia attribuite al consumo di latte crudo. Nello stesso periodo, le associazioni dei produttori avevano calcolato che, in ottemperanza alle nuove norme, i costi di gestione del sistema sarebbero stati compresi tra 41mila a 71mila sterline all’anno per ogni cooperativa di raccolta e imbottigliamento latte. Inoltre, i i costi, una tantum, per la stesura dei manuali e per la loro prima applicazione sarebbero stati compresi tra 10mila e 72mila sterline, in media 445 sterline per stalla.

Era stata evidenziata anche le difficoltà di reperire laboratori in grado di effettuare analisi per rilevare la presenza di E. coli STEC, richiesta da FSA perché ritenuta più significativa rispetto alla ricerca di E. coli O157.

La linea guida revisionata è operativa dal 1° aprile 2020 e riguarda solo il latte crudo da bere e non i suoi derivati. Se la linea guida non sarà sufficiente, ci sarà un intervento legislativo. Il tema sarà riesaminato nel febbraio 2021 e diventerà, se è il caso, oggetto di una nuova legge.

Per il momento gli allevatori e le aziende confezionatrici dovranno applicare un sistema di autocontrollo igienico rafforzato. La linea guida indica con estremo dettaglio quali controlli aggiuntivi e quali analisi microbiologiche i produttori dovranno effettuare per dimostrare la sicurezza del prodotto. Almeno due volte all’anno, i funzionari FSA ispezioneranno le aziende per valutare le procedure in essere e controllare la loro applicazione.

Al momento della vendita al consumatore il latte crudo da bere dovrà rispettare il limite di 100 ufc/mL per i coliformi e la carica batterica totale a 30 °C non dovrà superare le 20mila ufc/mL.

Le linee guida indicano anche limiti per i patogeni e in particolare per Listeria monocytogenes. Poiché il latte crudo potrebbe essere comunque teoricamente pericoloso per categorie  a rischio (bambini, anziani, malati, donne in gravidanza), pur non imponendo un divieto di consumo FSA ha previsto che le confezioni di latte crudo di tutte le lattifere, tranne il latte di bufala, riportino l’avvertimento “This milk has not been heat-treated and may therefore contain organisms harmful to health.”

In Galles e in Nord Irlanda il contenitore dovrà riportare anche la frase: “The Food Standards Agency strongly advises that it should not be consumed by children, pregnant women, older people or those who are unwell or have chronic illness”. Nulla è stato detto in merito ai tempi di smaltimento delle “vecchie” etichette, ma solitamente in questi casi, in UK si applica un periodo di transizione di tre anni.

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