Dall’analisi di Ipsos Doxa sui dati dell’Osservatorio Waste Watcher 2026 emerge un paradosso: nonostante lo spreco domestico cali del 10,3% (554 grammi a settimana), la solidarietà soffre. Diventa così ancora più fondamentale intervenire a monte: Pane Quotidiano con IPSOS DOXA e STEF Italia racconta il ruolo dei grandi player della filiera nella lotta contro lo spreco e la gestione delle eccedenze alimentari.
In un contesto segnato da una pressione sociale crescente e da dinamiche emergenziali che non accennano a placarsi, Pane Quotidiano ETS – associazione in prima linea da oltre un secolo nella lotta alla povertà e nel contrasto allo spreco alimentare – torna a porre l’attenzione sulla filiera del futuro e sulla gestione delle eccedenze.
IPSOS DOXA, istituto di ricerca internazionale, ha presentato uno scenario sul tema dello spreco e sulla gestione delle eccedenze alimentari in un convegno realizzato in collaborazione con la Fiera Tuttofood e con il supporto di STEF Italia, operatore per il trasporto e la logistica dei prodotti alimentari a temperatura controllata.
In apertura lavori Luigi Rossi, vicepresidente Pane Quotidiano ETS, ha evidenziato il tema dell’emergenza alimentare presentando i numeri dell’associazione: “Pane Quotidiano, dal 1898, è a fianco di chi ha bisogno. Sono 4.500 le persone che tutti i giorni vengono nei nostri due centri di Milano per un totale di circa 1,5 milioni di passaggi all’anno. Grazie alla vicinanza della filiera del food ci sentiamo meno soli: nel 2025 abbiamo distribuito oltre 3.847.000 kg di cibo, raggiungendo un valore commerciale di oltre 23 milioni di euro”.
Gli alimenti più sprecati
I nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher 2026 mostrano che lo spreco domestico individuale è sceso a 554 g settimanali (-10,3% rispetto al 2025). Inoltre, il 57% delle famiglie si dichiara “attentissima” a non buttare nulla. La maggiore criticità resta sui prodotti freschi che guidano la classifica dello spreco: frutta fresca (22,2 g a settimana) e verdure (20,6 g) sono gli alimenti che finiscono più spesso in pattumiera. Ma, perché? Tra le cause, il 33% degli intervistati dichiara di dimenticarsi dei prodotti confezionati. Il 30%, invece, ha paura di non avere cibo a sufficienza. Infine, il 31% dei consumatori punta il dito contro la distribuzione, lamentando cibi “già vecchi” al momento dell’acquisto.
La percezione dello spreco: il divario generazionale tra Boomers e Gen Z
Rispetto al dato medio procapite di 554 g di spreco settimanale (dato trasversale intergenerazionale), l’indagine evidenzia una marcata differenza nella percezione dello spreco in chiave generazionale. Boomers e Gen X si confermano quelli con la percezione di spreco più bassa (rispettivamente di 352 g, -36% rispetto alla media nazionale e 478 g, -14%). Tra le nuove generazioni, al contrario, la percezione aumenta notevolmente. La Gen Z registra infatti il dato di percezione più alto con 799 g (+44%), seguita dai Millennials con 750 g (+35%). Questa discrepanza riflette approcci culturali differenti: solo il 41% della Gen Z si dichiara “attentissimo” a non sprecare, contro il 69% dei Boomers.
Un punto di svolta arriva dall’industria alimentare, chiamata a innovare formati e packaging. Il 77% degli italiani vede nelle monoporzioni una soluzione efficace. Il 71%, invece, spinge per la vendita di prodotti sfusi per acquistare solo il necessario.
Emergency Fatigue: l’allarme
Sul fronte della solidarietà emerge la “Emergency Fatigue”. Ben il 49% degli intervistati dichiara infatti di sentire una “stanchezza da emergenza” dovuta alla sovrapposizione di troppe crisi, che riduce lo spazio mentale per nuove donazioni. Dall’altra parte, il 29% pensa che le organizzazioni facciano troppa pressione per donare. Spesso la mancanza di trasparenza riguardo alla destinazione delle donazioni e la tipologia delle emergenze percepite come distanti contribuisco a raffreddare lo slancio dei donatori.
Ecco dunque che diventa ancora più preponderante il ruolo che l’industria agroalimentare in tutti i suoi livelli può svolgere, a monte della filiera, nel recupero delle eccedenze alimentari e nella lottta allo spreco.
Coinvolgere i consumatori
La vera novità oggi è rappresentata dalle soluzioni tecnologiche volte a facilitare il coinvolgimento del consumatore contemporaneo sul tema delle donazioni. In questa cornice si inserisce Worldcoo, la B Corp leader nell’innovazione sociale che funge da ponte tecnologico tra il settore retail, i consumatori, le aziende e i progetti del terzo settore.
Lo strumento “dell’arrotondamento solidale” permette di trasformare i piccoli centesimi di resto dei pagamenti elettronici in iniziative di impatto sociale concreto e trasparente. Con oltre 12 anni di storia e 100 milioni di micro-donazioni gestite a livello globale, l’azienda ha già finanziato più di 1.100 progetti in tutto il mondo.
Rossella Antelmi, Business Director Worldcoo Italia, ha presentato l’arrotondamento solidale come leva scalabile: «Worldcoo è il ponte tra il mondo delle aziende e quello dell’impatto sociale: trasformiamo gesti minimi, quotidiani in risorse concrete per affrontare emergenze reali, in modo trasparente e continuativo”.
Questo modello permette ai clienti di supermercati, e-commerce di donare piccoli importi direttamente alla cassa, ma anche direttamente in busta paga, superando le barriere della “stanchezza da donazione” attraverso la tecnologia integrata nei processi di pagamento.
In questo scenario, la logistica si conferma “abilitatore sociale”. STEF Italia, specialista della catena del freddo, da sempre in prima linea e al fianco di Pane Quotidiano, svolge un ruolo di facilitatore nella donazione e nel recupero delle eccedenze della catena agroalimentare.
“Disponiamo di 250 piattaforme logistiche: pur cercando di ridurre gli sprechi, resta sempre un residuo di prodotto definito invenduto che attualmente si attesta intorno allo 0,5%. Parliamo di prodotti perfettamente idonei al consumo che per motivi commerciali o logistici rischierebbero di essere sprecati”, ha sottolineato Simona Barbieri Direttrice Commerciale di STEF Italia. “Il nostro ruolo di collegamento nella supply chain ci permette di agire su flussi enormi: dare una nuova vita a prodotti eccellenti che andrebbero sprecati dà un senso profondo alla nostra missione”.
Marta Cominelli, Marketing & Communication project manager STEF, che ha dato vita quattro anni fa alla collaborazione con Pane Quotidiano racconta: ”Abbiamo ingaggiato le persone di STEF e delle nostre aziende clienti per svolgere con noi un’attività di CSR al fianco dei volontari di Pane Quotidiano. Negli ultimi anni abbiamo coinvolto sempre più clienti e partner in attività di volontariato presso Pane Quotidiano. Per noi è un passaggio importante, perché crea un tipo diverso di relazione: non solo operativa o commerciale, ma basata su valori condivisi e responsabilità comune”.
Forte infine, l’appello alla formazione del consumatore, identificata come la vera frontiera per abbattere lo spreco domestico. Dalle indagini Ipsos Doxa emerge infatti una persistente confusione sulle modalità di conservazione post apertura.
Pane Quotidiano
L’organizzazione non profit milanese offre alle aziende del largo consumo l’opportunità unica di trasformare il problema delle eccedenze in una soluzione concreta alla povertà alimentare. Scegliendo di donare i propri prodotti in surplus, si riduce l’impatto associato allo smaltimento dei rifiuti e si generano vantaggi tangibili sia sul piano economico che sociale, contribuendo attivamente a un progetto di grande valore umanitario.
Per aderire alla campagna di Food Raising di Pane Quotidiano e divenire partner donatore della onlus:
Scrivere a: eccedenze@panequotidiano.eu
o chiamare il numero: 02 5831 0493


