Per gli elvetici, positiva la liberalizzazione del commercio caseario tra UE e Svizzera

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Il prodotto lattiero più esportato dalla Svizzera è il formaggio. Secondo un rapporto sulle prospettive del mercato lattiero elvetico redatto dal Consiglio Federale, nel periodo 2007-2015, sul valore annuale medio delle esportazioni, pari a circa 690 milioni di franchi, 600 milioni di franchi circa spettano al formaggio (87 %), sostanzialmente a pasta dura e semidura. Se si considera l’evoluzione degli anni 2007-2015, la crescita netta delle esportazioni di circa 8’000 tonnellate è riconducibile quasi esclusivamente a Germania (+15.400 t), USA (+2.450 t), Russia (+1.100 t) e Paesi Bassi (+770 t). Negli altri Paesi o regioni del mondo la domanda di formaggio svizzero è rimasta stabile e, in alcuni casi, ha subito un netto calo, segnatamente in Italia (-6.200 t), Austria (-1.100 t), Francia (-1.000 t), Belgio (-470 t) e Asia (-350 t risp. – 20 %). Rispetto al 2007, nel 2015 sono state esportate circa 10.330 tonnellate in meno di Emmentaler, circa 230 tonnellate in meno di Sbrinz e circa 3.200 tonnellate in meno di formaggio fuso (totale -13.760 t). Con la progressiva abolizione degli aiuti all’esportazione del formaggio (nell’UE alla fine del 2004, in altri Paesi alla fine del 2008), di cui avevano beneficiato notevolmente, grazie a. elevati contributi, in particolare Emmentaler e Sbrinz, i volumi d’esportazione di questi formaggi sono diminuiti nettamente già dal 2000 (per l’Emmentaler si è passati da oltre 29.000 t nel 2000 a 12.600 t nel 2015, con una flessione di 16.600 t). Per l’andamento delle esportazioni di questi tipi di formaggio i fattori determinanti sono pertanto stati la soppressione degli aiuti all’esportazione e l’adeguamento dell’offerta alla domanda effettiva. Grazie all’entrata in vigore, il 1° luglio 2007, dell’accordo di libero scambio con l’UE, nel 2015 i volumi d’esportazione di formaggio fresco (+8.110 t), a pasta semidura (+8.740 t) e dura (+6.400 t), Emmentaler escluso, sono aumentati nettamente rispetto al 2007 (totale +23.250 t). È quindi stato possibile compensare le mancate esportazioni di Emmentaler, Sbrinz e formaggio fuso nella misura di oltre 10.000 tonnellate. Parallelamente al calo della domanda di Emmentaler a livello mondiale è aumentato l’incentivo a dar prova di un maggiore spirito di innovazione sia sul piano dei prodotti sia su quello della commercializzazione (p.es. Switzerland Swiss), consentendo, in ultima analisi, l’esportazione di una maggiore varietà di formaggio, in particolare a pasta semidura e dura. Ciò ha comportato un netto ampliamento della gamma offerta anche sul piano svizzero interno (iniziative regionali, formaggio di montagna e d’alpe, ecc.). Parallelamente non vi sono dubbi sul fatto che nel territorio elvetico il formaggio svizzero è stato soppiantato dalle importazioni e ha perso quote di mercato. Considerata la quota di mercato molto elevata, pari a circa il 90 per cento, del formaggio svizzero sul mercato indigeno prima della liberalizzazione con l’UE, la perdita di quote di mercato a fronte di un’apertura del mercato è un processo normale. Sulla base dei prezzi all’importazione si evince, tuttavia, che in Svizzera vengono importati soprattutto formaggi piuttosto economici. Tra il 2007 e il 2015 il prezzo all’importazione è diminuito da 9,13 a 6,24 franchi il chilogrammo (-31%); il calo è però riconducibile solo in parte al basso corso del cambio dell’euro. Il prezzo all’esportazione ha segnato una flessione nettamente inferiore passando da 10,0 a 8,92 franchi il chilogrammo (-11,7%). Il divario tra prezzo all’esportazione e prezzo all’importazione è quindi aumentato da 1 a circa 2,7 franchi il chilogrammo di formaggio. Ciò significa che la Svizzera ha esportato più formaggio a valore aggiunto elevato importando dall’UE più formaggio conveniente. Fatta eccezione per la perdita di quote di mercato sul piano interno, la liberalizzazione del commercio caseario con l’UE è da ritenersi

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