Buona la salute del comparto italiano del packaging

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Di pari passo con l’attività manifatturiera (il cui fatturato è cresciuto del +2,8% a prezzi costanti nel 2017 secondo analisi Prometeia) lo scorso anno il settore packaging ha registrato un fatturato superiore a 32,4 miliardi di € a valore, in rialzo del +2,3%, secondo le prime elaborazioni. Segno positivo in termini di fatturato sia per l’export (+4%, stando ai dati dei primi tre trimestri) sia per l’import (+6%), con un saldo della bilancia commerciale che si attesta attorno a 2,1 miliardi di €. In rialzo anche i prezzi medi delle materie prime utilizzate per produrre imballaggi, a tassi differenti: dalla banda stagnata (+13%), ai laminati (20% circa), dall’alluminio (+5,5% per la tipologia vergine e + 7% per quella proveniente da riciclo) al PET (+25% circa), polistirolo (13%) e PVC (+8%). L’incremento delle quotazioni relative alle materie prime ha determinato un rialzo dei prezzi di alcuni imballaggi da esse derivate, come per esempio i pallet.

In termini quantitativi, analizzando le tonnellate di imballaggi che sono state prodotte nel 2017, si registra una crescita intorno al 3% portando la produzione di imballaggi vuoti in Italia a superare le 16.000 t/000. Se da una parte le esportazioni hanno trovato nuovo vigore, dall’altra anche la domanda interna spinge positivamente la produzione italiana. Il sempre crescente sviluppo dei piccoli formati di packaging, soprattutto nel settore alimentare, dettato dalle necessità dovute agli attuali fenomeni sociali, porta il settore imballaggi a registrare buoni andamenti. La spinta al rialzo del comparto è arrivata anche dalle sempre più diffuse vendite online le quali comportano inevitabilmente un maggior utilizzo di packaging da trasporto e di protezione. Secondo le analisi di Netcom nel 2017 si sono registrati circa 150.000 ordini online che hanno generato inevitabilmente un flusso di packaging.

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