Come gli imballi e l’etichettatura riducono gli sprechi

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alimenti

Il rapporto con la shelf-life

La fiducia dei consumatori nella conservazione dei cibi è elevata, ma può essere mal riposta; le informazioni riportate sulle etichette e come esse vengono utilizzate potrebbero essere più effi caci. La maggior parte dei consumatori ritiene corretto il proprio modo di conservare alimenti e bevande, sulla base di consuetudini affi nate da prove o errori o tramandate dalla famiglia. Tuttavia, una gran parte di essi conserva gli alimenti secondo modalità ben lontane da quelle ideali. Nonostante questa fi ducia, la ricerca ha percepito la necessità dei consumatori di avere maggiori consigli direttamente sull’imballo (seppure mitigata dal fatto che molti non cercano tali informazioni sulle confezioni di prodotti a loro già famigliari).

In merito alla data di scadenza e alla guida alla conservazione, la ricerca commissionata ha rilevato che i consumatori reputano più utili indicazioni semplici e specifi – che, e che le seguirebbero più volentieri. Il 90% dei consumatori afferma di essere convinto di conservare il cibo “molto” o “abbastanza” correttamente per mantenerlo fresco. Tuttavia, quasi i due terzi disimballano il prodotto in modo da comprometterne la durata. L’84% afferma che sarebbe “molto” o “abbastanza” propenso a seguire consigli più chiari e più prominenti sul packaging se fossero ben evidenziati. C’è un divario evidente tra il numero di consumatori che hanno notato innovazioni nel packaging e tra coloro che, invece, dicono che sarebbe una buona idea. Confezioni richiudibili, che allungano la shelf life o multipack monodose sono le tre innovazioni più apprezzate quanto a utilità, con una netta preferenza accordata alla richiudibilità (34%) rispetto alle altre due voci, rispettivamente pari al 13% e il 12%. Meno popolari i packaging ricaricabili/riutilizzabili e ancora minore l’attenzione verso l’alleggerimento.

L’indagine sottolinea come i consumatori – anche quelli che considerano gli imballaggi un problema ambientale – riconoscano gli sforzi fatti dai commercianti e dai produttori negli ultimi anni per ridurre l’overpackaging. Sull’entità di tali progressi il campione intervistato si è spaccato quasi a metà: il 46% reputa infatti la riduzione del l’overpackaging “giusta” o “signifi cativa”; il 44%, invece, “scarsa” e solo il 5% che non sia stato fatto alcun progresso. La percezione degli imballaggi risente invece del contesto e della mentalità dei consumatori. Nel punto vendita, in un contesto commerciale, il packaging è l’ultimo dei pensieri e svolge un ruolo di supporto e pratico nella scelta del prodotto (sono presi in considerazione aspetti come la richiudibilità…). Se interrogato nel più ampio contesto dell’alimentare, solo una piccola minoranza (16%) reputa l’imballaggio una delle principali preoccupazioni mentre il prezzo (64%) è la risposta più frequente, seguita dalla durata (48%). Inoltre, il 33% dei consumatori è più preoccupato per lo “spreco alimentare” che per il packaging.

Nel punto vendita, la qualità, la freschezza e l’aspetto/odore di un alimento sono i fattori di scelta più importanti per il 65% del campione mentre il prezzo, il rapporto qualità-prezzo o le offerte speciali sono citati dal 53%; solo il 6% cita il formato o come il cibo è confezionato. Quando è stato chiesto di scegliere tra due formaggi – uno in confezione richiudibile e l’altro senza – il 20% dei consumatori che hanno scelto il pack richiudibile ha specificamente citato la richiudibilità come la ragione principale per la loro scelta.

Gli imballi e l’ambiente

La percezione degli imballaggi in termini ambientali da parte dei consumatori è negativa una volta attivata la sensibilità ambientalista del campione. Non deve pertanto stupire che l’81% li ritenga un grave problema ambientale e il 57% che siano superflui e dispendiosi. Tali posizioni si attenuano quando vengono fornite ulteriori informazioni. Davanti a cinque affermazioni positive sugli imballaggi, è stato chiesto al campione di valutare, su una scala 0-100, la gravità di un problema (con 0 = non è un problema e 100 = un problema serio).

Da un punteggio medio di partenza di 73/100 (cioè prima di leggere le 5 affermazioni) le preoccupazioni inerenti gli imballi sono calate del 21% a un punteggio di 58/100. Due messaggi sono stati particolarmente effi caci: “il packaging permette al cibo di rimanere fresco più a lungo – non solo sugli scaffali, ma anche nella vostra casa” e “la maggioranza (85%) degli imballaggi può essere riciclata, per cui il loro impatto è inferiore di quanto si pensi”. Quando visto per la prima volta si è rivelato effi cace anche un terzo messaggio “senza l’imballaggio molti prodotti alimentari sarebbero disponibili solo per pochi mesi e non per tutto l’anno come adesso”.

Prodtti

Sulla riduzione dei rifiuti e riciclabilità

A differenza di precedenti studi che suggerivano come l’imballaggio potesse essere un problema molto più pressante per i consumatori rispetto allo spreco alimentare, la ricerca ha rilevato che, a precisa domanda, il campione ha considerato le questioni “ugualmente problematiche” senza avere un’opinione precisa su cosa sia “peggio”. È vero che il 70% ritiene che lo spreco sia un male per l’ambiente ma alla domanda se lo spreco di alimenti o l’imballaggio sia peggio per l’ambiente, i consumatori tendono a concordare con la problematica che viene proposta prima. Ad esempio, il 44% concorda sul fatto che “lo spreco è un problema ambientale più grande dell’imballaggio”.

Quando la frase viene ribaltata, il 50% concorda sul fatto che l’imballaggio sia peggio dello spreco. Tuttavia, una percentuale signifi cativa di consumatori è incerta e opta per “penso che siano uguali”. Solo il 14% ritiene che “non faranno di più per ridurre il proprio spreco alimentare fi no a quanto i produttori/supermercati non faranno di più per ridurre gli imballaggi”. Circa la possibilità di riciclare, esiste una forte correlazione tra la percezione dei materiali da imballaggio e la facilità di riciclo in ambito domestico.

Per esempio, vasetti, vassoi e vaschette di plastica rappresentano una preoccupazione per quasi la metà (49%) dei consumatori convinti di non riuscire a riciclarli facilmente mentre il 26% considera agevole il loro riciclo. Quando interrogati su quali cambiamenti nel confezionamento reputassero più utili, i consumatori collocano la riciclabilità al secondo posto, alla pari con “l’imballaggio che consente al prodotto di durare più a lungo”. Due i sottogruppi maggiormente degni di nota:

  • Età: i consumatori più anziani sono più propensi a pensare che l’imballaggio sia un grave problema ambientale e danno maggiori enfasi agli svantaggi di un imballo rispetto ai vantaggi (in particolare, tendono a pensare che la conservazione dei cibi nella confezione originale induca una essudazione eccessiva degli alimenti e un rapido deterioramento). I consumatori più giovani, invece, sono più ambivalenti e propensi a riconoscere i vantaggi degli imballaggi – soprattutto, il loro ruolo nel mantenere i prodotti freschi più a lungo.
  • Disposizione verso l’ambiente: i consumatori che si definiscono “molto” ecologici sono più portati a considerare imballaggi un grave problema ambientale. Tuttavia, essi sono anche ricettivi ai messaggi positivi inerenti il packaging e più inclini a riconoscere i progressi fatti. Sono inoltre anche più propensi a riconoscere lo spreco alimentare una preoccupazione.