C’è un filo antico che attraversa la storia della Masseria Posticchia Sabelli, fatto di transumanza, di stalle di sosta e di latte trasformato per conservarne il valore nel tempo. È da qui che prende forma un’azienda che oggi coniuga oltre un secolo di tradizione agricola con una visione moderna della filiera lattiero-casearia, mantenendo saldo il legame con il territorio lucano. Dalla produzione autonoma dei foraggi alla gestione di un allevamento, fino alla trasformazione del latte entro poche ore dalla mungitura, ogni fase è pensata per preservare qualità e identità del prodotto.

Il cuore produttivo resta quello delle paste filate, e in particolare del caciocavallo, realizzato con sieroinnesto autoctono e lavorazione manuale. Accanto alla tradizione, emerge un modello di sostenibilità che integra aspetti ambientali, energetici e sociali, con un’attenzione concreta al territorio e alle persone che vi lavorano.
Un equilibrio tra passato e innovazione che definisce il carattere dell’azienda e ne orienta le scelte produttive e strategiche. A raccontarlo è Raffaele Di Ciommo che, insieme al padre Marcello Di Ciommo e allo zio Aldo Di Ciommo, portano avanti la tradizione di famiglia.
Masseria Posticchia Sabelli produce formaggi dalla fine degli anni ’60, ma raccoglie una tradizione casearia atavica che affonda nella pratica della transumanza. Ripercorriamo la storia dell’azienda?
Il nome stesso dell’azienda richiama l’antica funzione di questo luogo: una “posta”, cioè una stalla di sosta per gli animali lungo gli antichi tratturi. La famiglia Di Ciommo ha acquistato la Masseria dai Sabelli, famiglia ancor oggi presente ad Agnone. Nel tempo, il modello originario di masseria, caratterizzato da una produzione agricola e zootecnica diversificata, si è evoluto seguendo i cambiamenti socioeconomici del Paese. Tra gli anni ’60 e ’70, in particolare, si è avviato un processo di specializzazione nell’allevamento bovino da latte, segnando il passaggio verso una realtà produttiva più strutturata. Parallelamente, si è consolidata la vocazione casearia, con una particolare attenzione alla produzione di formaggi stagionati come il caciocavallo. Una tradizione che, pur evolvendosi con l’introduzione di tecnologie moderne, continua ancora oggi a rappresentare l’identità più autentica dell’azienda.

Al caciocavallo avete affiancato nel tempo la produzione di altre specialità casearie. Quali?
Il caciocavallo rappresenta ancora oggi il prodotto identitario della nostra proposta casearia. Il 50% del latte è trasformato in caciocavallo e Caciocavallo Silano DOP.
Negli anni abbiamo ampliato la gamma affiancando diverse specialità casearie, soprattutto nel segmento delle paste filate. Produciamo formaggi freschi come mozzarella, fior di latte, burratine, stracciatella, nodini, trecce, caciotte e provole, oltre alla ricotta, prodotti che trovano uno sbocco commerciale principalmente nel mercato locale.
Siete un esempio di filiera corta. Il latte trasformato proviene esclusivamente dalla stalla della Masseria… Con quali vantaggi?

La Masseria ha una stalla con oltre 2.000 capi, di cui più di mille in lattazione. Le razze allevate sono la Frisona italiana e la Jersey, selezionate per coniugare quantità e qualità del latte. Lo lavoriamo entro le 24 ore dalla mungitura, preservandone così la freschezza e le caratteristiche originarie.
Il vantaggio principale di questa scelta è il controllo totale della filiera: dalla produzione dei foraggi, coltivati direttamente sui nostri terreni, fino all’alimentazione delle bovine, basata su materie prime selezionate come fieni, insilati, mais e soia, senza utilizzo di sottoprodotti. A questo si aggiunge un’attenzione costante al benessere animale, con sistemi di ventilazione e raffrescamento per ridurre lo stress, controlli sanitari rigorosi e una gestione attenta anche nell’uso dei farmaci.
Tutto questo si traduce in una materia prima di elevata qualità, tracciata e monitorata in ogni fase, che rappresenta la base per ottenere formaggi autentici, espressione diretta del territorio e del lavoro quotidiano in azienda.
Benessere animale, ma anche sostenibilità ambientale?
Il benessere animale è per noi un presupposto imprescindibile, ma si inserisce in una visione più ampia di sostenibilità che coinvolge l’intero sistema aziendale, a partire dall’ambiente. Abbiamo sviluppato un modello circolare in cui gli scarti della stalla e del caseificio vengono valorizzati attraverso un impianto di biogas, che consente di produrre energia elettrica e termica, riducendo l’impatto ambientale complessivo. Il digestato viene poi riutilizzato come fertilizzante sui nostri terreni, anche attraverso sistemi di fertirrigazione.
A questo si affianca l’impiego di impianti fotovoltaici installati sulle coperture aziendali, senza sottrarre superficie agricola produttiva. Un approccio che tutela il suolo e rafforza l’equilibrio tra produzione agricola ed energia rinnovabile.
In questo quadro rientra anche la gestione sanitaria della mandria, improntata alla massima responsabilità. Gli animali che necessitano di trattamenti, in particolare antibiotici, vengono gestiti in strutture dedicate e separati dal resto della produzione: il loro latte non entra nella filiera alimentare, ma viene destinato all’impianto di biogas. Inoltre, ogni intervento viene effettuato solo a seguito di verifiche specifiche, come antibiogrammi eseguiti in azienda, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’uso dei farmaci e prevenire fenomeni di antibiotico-resistenza.
La sostenibilità, infine, è anche economica e sociale: l’azienda dà lavoro a circa 70 persone, sostenendo altrettante famiglie e contribuendo in modo concreto alla vitalità e alla crescita del territorio.



