Deferita l’Ungheria per la vendita al dettaglio di alimenti

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La Commissione ha deciso di deferire l’Ungheria alla Corte di giustizia dell’UE per incompatibilità delle norme nazionali che soprintendono alla vendita al dettaglio di prodotti agricoli e alimentari con il diritto comunitario.

Le ragioni

Il mercato unico dell’UE consente a persone, beni, servizi e capitali di circolare liberamente all’interno dell’Unione. Ciò significa che i cittadini comunitari possono scegliere tra tanti prodotti e beneficiare di prezzi competitivi. Tutte le aziende europee, piccole e grandi, possono cercare clienti e scambiare prodotti e servizi più facilmente in tutto il territorio UE.

La Commissione ritiene che la norme ungheresi che disciplinano la vendita al dettaglio non siano conformi al diritto comunitario e privino tanto i consumatori quanto le imprese dei benefici del mercato unico. L’istituzione reputa, nello specifico, che la legge ungherese violi i principi della libera circolazione delle merci (articolo 34 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, TFUE) nonché il regolamento che istituisce l’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti agricoli (regolamento 1308/2013).

Secondo l’attuale legge ungherese, infatti, i rivenditori devono applicare lo stesso margine di profitto ai prodotti agricoli e alimentari indipendentemente dal loro Paese di origine. Tale norma viola la normativa dell’UE sulla libera circolazione delle merci (articolo 34 del TFUE) in quanto scoraggia le vendite di prodotti importati rispetto a quelle nazionali.

L’Ungheria non adempie ai propri obblighi a norma del regolamento (UE) n. 1308/2013 minando la libera formazione dei prezzi di vendita sulla base di una concorrenza leale. La legge ungherese che impone lo stesso margine di profitto a tutti i prodotti impedisce ad alcuni importatori e rivenditori di beni importati di offrire ai consumatori prezzi al dettaglio più interessanti.

La Commissione ha avviato il procedimento di infrazione contro l’Ungheria nel febbraio 2017, inviando una lettera di messa in mora. La lettera è stata seguita da un parere motivato emesso nel marzo 2018, con la quale la Commissione ha invitato l’Ungheria a rimuovere la restrizione al commercio al dettaglio. Poiché le autorità ungheresi hanno mantenuto la loro posizione, la Commissione ha ora deciso di adire la Corte di giustizia.

L’importanza del comparto

Il commercio al dettaglio è un settore chiave nell’economia dell’UE: vi operano circa 3,6 milioni di imprese, che rappresentano il 4,5% del valore aggiunto e assicurano quasi il 9% dei posti di lavoro dell’UE. Il commercio al dettaglio è essenziale anche per i consumatori: le famiglie dell’UE vi dedicano fino a un terzo del loro budget.

L’imposizione di restrizioni sugli operatori stranieri mina la loro capacità di gestire la propria attività in modo da soddisfare al meglio le richieste dei consumatori. Riduce la scelta dei prodotti che i consumatori possono acquistare e ostacola le opportunità offerte alle imprese dal mercato unico dell’UE.

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