La ricetta sostenibile

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Il tema della sostenibilità è più che mai attuale e questa parola sembra ormai il cardine attorno a cui ruota qualsiasi dibattito sulle filiere agroalimentari. Tutti ne parlano (da tanto tempo), ma trovare la quadra per attuare una vera sostenibilità di filiera è una faccenda complessa. Una cosa è certa però, la sostenibilità per la filiera latte è una necessità e una sfida, non più un’opzione. Per quanto complesse, e più o meno obbligate e sentite, le risposte della filiera ci sono state: benessere animale, riduzione dei farmaci, trasparenza su origine e qualità della materia prima, fonti energetiche rinnovabili, efficienza del ciclo produttivo, riciclo e packaging. Ognuno di questi aspetti oggi non è più solo marketing, ma rappresenta un indirizzo di sviluppo obbligato, quasi una filosofia per il settore latte.

Ma a mio parere non basta. L’aspetto ambientale di questa transizione green sembra il solo a monopolizzare il dibattito, l’interesse del mondo latte e la ricerca scientifica. Quest’ultima, a volte, propone soluzioni perlomeno fantasiose. Come insegnare alle vacche ad orinare in “bagni” ad hoc per ridurre l’inquinamento delle acque. A volte, mi viene da dire, anche i ricercatori… la fanno fuori dal vaso.

A parte questo, per la filiera latte la sostenibilità non può prescindere dal valore nutrizionale e sociale ad essa collegato. L’ho già scritto e lo ripeto: in un’ottica meno locale e più globale è essenziale conciliare la sostenibilità di filiera con la necessità di soddisfare i bisogni nutrizionali di tanta parte della popolazione mondiale e, in generale, di rispondere all’aumento della domanda di latte e derivati. Da questo punto di vista è irrealistico (peggio ipocrita) pensare che una filiera ad impatto ambientale zero possa esserlo anche da un punto di vista nutrizionale e sociale. La sostenibilità deve perciò essere sostenibile, per tutti. Perché non può esistere sostenibilità che crea diseguaglianze alimentari o non sia conciliabile con lo sviluppo socioeconomico.

Per ottenere questo risultato però sono necessari anche consumatori sostenibili e credibili, quindi informati. Troppi chiedono a gran voce sostenibilità senza conoscerne a fondo il significato (ambientale, nutrizionale e sociale). E soprattutto ignorando le strategie per ottenerla. Se con semplificazioni o slogan del tipo “meno animali e più vegetali”, “meno intensivo più estensivo”. Desideri spesso derivati o cavalcati da certa informazione di discutibile validità scientifica.

La transizione verso una filiera più sostenibile deve perciò avvenire in una visione di insieme capace di interconnettere e conciliare i fattori ambientali al valore nutrizionale e sociale del latte. Ecco perché nella terza edizione del Dairy Summit sostenibile non sarà solo un aggettivo, fin troppo inflazionato, ma un’occasione per definire “La ricetta del latte sostenibile tra ambiente, economia ed etica”. Buon Summit!