L’appeal del metodo di produzione in etichetta

862

Il polso del mercato lo tratteggia la nuova edizione dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy. Infatti, su 72.100 prodotti di largo consumo monitorati, ben il 3,0% evidenzia in etichetta la tecnica o una particolare procedura con cui è stato realizzato.

Complessivamente – rivela l’Osservatorio Immagino – i 2.138 prodotti che riportano sulla confezione le tecniche di produzione hanno sviluppato l’anno scorso oltre 645 milioni di euro di vendite nei supermercati e negli ipermercati italiani, mettendo a segno una crescita del +6,4% rispetto al 2017.

A trainare l’espansione del mercato hanno concorso sia l’espansione dell’assortimento sia la propensione all’acquisto da parte degli italiani: nel corso del 2018, rispetto all’anno precedente, l’offerta è aumentata del 5,2% e la domanda dell’1,2%.

L’Osservatorio Immagino ha rilevato che questa tendenza è guidata da otto claim particolarmente significativi di cui 6 non riguardano il lattiero-caseario (trafilato a bronzo; lievitazione lenta, lievitazione naturale e lievitazione lunga; non filtrato; essiccato). Diverso il discorso per “lavorato a mano” e “artigianale”. I 210 prodotti che presentavano il primo claim (in particolare tonno, grissini, mozzarelle, prodotti da forno e gelati) hanno superato gli 88 milioni di euro di vendite (+3,4% sul 2017), mentre i 523 definiti “artigianali” (come patatine, prodotti da ricorrenza, sostitutivi del pane, birre e formaggi) hanno ecceduto gli 85 milioni (+2,5% annuo).

Trend negativo per “affumicato” (presente soprattutto su salmone e formaggi) che, nello stesso periodo, ha perso il 3,4% del fatturato rispetto al 2017, arretrando a 24 milioni di euro.

Quali i claim che potrebbero rivelarsi strategici ed emergere a breve? L’Osservatorio scommette su: “gourmet”, “rustico”, “non raffinato” e “non fritto”.