Le alternative al latte

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apertura_Fotolia_68272532_MUna recente ricerca indica che la produzione e il consumo di sostituti del latte (dairy alternatives) sono in fenomenale espansione. Entro pochi anni il valore di questo mercato dovrebbe raggiungere circa 18 miliardi di euro con tassi di crescita annui superiori al 10%. Si tratta principalmente di bevande vegetali spesso e impropriamente definite come latti di….

Secondo la ricerca, i fattori alla base di questa crescita sono i (presunti) benefici derivanti dall’utilizzo di questi sostituti. Soprattutto, quando questi benefici sono contrapposti a (presunti) svantaggi connessi al consumo dei prodotti dairy. L’antitesi non è banale per le possibili ricadute per il settore lattiero.

Per esempio, l’impatto ambientale è uno dei fattori addotti per scoraggiare l’utilizzo di latte a favore di bevande di soia. La maggior carbon footprint (l’impronta di carbonio, ossia l’emissione di gas) della filiera latte non è confutabile anche se le differenze possono ridursi (0,9-1,5 kg CO2 per litro di latte contro 0,8-0,9 kg CO2 per litro di bevanda di soia) in relazione ai fattori considerati per quantificare la footprint. Nonostante ciò, la maggior sensibilità ambientale del consumatore non potrà che costituire un driver strategico per lo sviluppo di una filiera lattiero-casearia più sostenibile. Driver da pensare e attuare non solo nell’ottica della produzione bio che non può soddisfare l’attuale richiesta di latte e derivati.

L’aspetto nutrizionale è tuttavia il fattore che maggiormente orienta la scelta del consumatore verso i dairy alternatives. Assenza o ridotta presenza di grassi saturi, mancanza di colesterolo e lattosio: tutte motivazioni portate a favore del consumo di bevande sostitutive a base vegetale. Non per tutti comunque, visto che il latte rimane ancora insostituibile nell’alimentazione infantile. Inoltre, anche quando destinate agli adulti, queste bevande subiscono importanti implementazioni ingredientistiche per colmarne le carenze nutrizionali. Positivo il fatto che queste aspettative nutrizionali abbiano perlomeno rivitalizzato il settore del latte alimentare, innovatosi di conseguenza con l’introduzione di latti alleggeriti o arricchiti.

Molto più difficile contrastare le motivazioni addotte da certi stili alimentari, dieta vegana per esempio, a sfavore dei prodotti dairy. Motivazioni spesso poco scientifiche, ma con forte appeal sui consumatori. Associare il consumo di latte a ogni sorta di patologie e alterazioni intestinali fa effetto su molti. Spaventare è più facile che convincere. La sfida per il settore dairy sarà persuadere tutti che (non da oggi) chiare evidenze scientifiche supportano il fondamentale ruolo nutrizionale del latte e dei suoi derivati. Perché, al di là delle motivazioni addotte per non consumare i prodotti dairy, una cosa è certa: tutti i possibili dairy alternatives difficilmente potranno imitare il latte per concentrazione e qualità dei nutrienti, prezzo… e gradevolezza.

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