
Ha ripreso a lavorare il caseificio della casa circondariale Rocco D’Amato (detta Dozza) di Bologna. Produrrà caciotte, offrendo formazione e lavoro ai detenuti.
Il caseificio, che ha lavorato per poco delle mozzarelle, è stato ripristinato dall’intervento di Granarolo. Il latte, donato dalla cooperativa di allevatori Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nel vicino stabilimento Granarolo di Via Cadriano. Poi viene trasportato e lavorato nel caseificio del carcere dai detenuti, remunerati secondo quanto previsto dal contratto nazionale. Al fianco dei detenuti maestri casari, manutentori, responsabili della sicurezza e della qualità di Granarolo.
“La riapertura del caseificio dopo anni di inattività costituisce un traguardo importante che abbiamo perseguito con Granarolo e FID (Fare Impresa in Dozza, impresa sociale), perché consente di implementare posti di lavoro alle dipendenze di aziende esterne. Tali opportunità lavorative rappresentano la base di percorsi rieducativi concreti ed effettivi per abbattere il rischio di recidiva”, ha commentato la direttrice del Carcere Rosa Alba Casella.
Il progetto di riscatto
“Abbiamo deciso di produrre caciotte e non mozzarelle, come avveniva nel 2020 nei pochi mesi di lavoro del caseificio, per tante ragioni. Infatti, la caciotta è un prodotto distintivo e duttile. Ha una shelf life più lunga di una mozzarella e dunque c’è più tempo per portarla sul mercato. Ma soprattutto è un formaggio che ha bisogno di cura nel tempo e insegna il valore positivo del cambiamento. Si tratta di un’esperienza di lavoro in grado di generare competenze rare e ricercate dal mercato. Un buon casaro impiega qualche anno a formarsi, motivo per il quale nella rosa dei candidati a ricoprire le posizioni si è puntato su detenzioni medio-lunghe nella consapevolezza che stiamo lavorando soprattutto sul momento successivo al carcere.
La caciotta racconta a chi la gusta la pazienza e la cura necessarie per far maturare un risultato buono e duraturo, proprio come un percorso di riscatto.
Un grazie sincero alla direzione del Carcere della Dozza, per aver strenuamente sostenuto la rinascita del caseificio. Un ringraziamento a FID per aver messo a disposizione la propria decennale esperienza di lavoro in carcere. E, fine, un grazie e ai nostri clienti Coop Alleanza 3.0 e Camst per aver sposato senza indugi il nostro progetto”, ha commentato Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo.
Nel 2025 si sono sperimentate le produzioni e le stagionature in fase di formazione.
A marzo 2026 sono partite le assunzioni e ad aprile le prime produzioni di caciotte per Coop e Camst. L’auspicio è che accanto a questi canali di distribuzione e agli spacci del fresco Granarolo, altri punti vendita aderiscano all’iniziativa.

Percorsi strutturati per il reinserimento
“L’adesione di un’impresa di rilievo nazionale come Granarolo a Fare Impresa in Dozza rappresenta un segnale concreto di fiducia e speranza – ha sottolineato il presidente di FID, Maurizio Marchesini. – Una scelta che testimonia come il mondo produttivo possa contribuire in modo significativo non solo alla crescita economica, ma anche alla costruzione di sempre nuovi percorsi di reinserimento e dignità attraverso il lavoro. Una responsabilità che non si esaurisce all’interno degli istituti penitenziari, ma che trova il suo banco di prova decisivo nel “dopo”. Il lavoro durante la detenzione cambia davvero le persone, ma è fuori che si decide il loro futuro. Senza una regia condivisa, il rischio è disperdere anche le esperienze migliori. Serve un’alleanza stabile tra imprese e istituzioni, capace di trasformare opportunità isolate in percorsi strutturali, affrontando insieme lavoro, casa e relazioni. È qui che si misura, concretamente, la qualità del nostro sistema di reinserimento”.
Il ruolo del volontariato
Quasi da subito, a Granarolo si è affiancata l’associazione Avoc, un gruppo di volontari già operativi a supporto dei detenuti in carcere e cresciuto grazie a persone che hanno messo a disposizione il loro sapere. Ci sono ex casari, ex direttori della qualità, ex direttori di stabilimento, persone provenienti dal mondo della ristorazione e delle ONG che si sono affiancati a medici, ingegneri, insegnanti. Ne è nato un gruppo di tutor che lavora in caseificio ed è pronto ad affiancare i detenuti con dedizione, passione e attenzione.
In collaborazione con Avoc per l’accompagnamento e con Cefal per la formazione professionale di detenuti e tutor (avvenuta tra luglio e dicembre 2025), il progetto del caseificio coinvolge 3 detenuti dei 6 formati e 11 volontari dei 18 formati e una rete di storici clienti Granarolo che si sono messi a disposizione, primi fra tutti Coop Alleanza 3.0 e Camst.
Gli acquirenti che hanno dato la loro disponibilità a comprare la caciotta
“Se la Cooperativa ha aderito con convinzione a questo nuovo progetto, è perché esso ci permette di contribuire a costruire nuove possibilità di futuro facendo un passo in più, coinvolgendo la base sociale – ha dichiarato, il presidente di Coop Alleanza 3.0, Domenico Trombone. – Come cooperativa, infatti, faremo la nostra parte acquistando le caciotte prodotte nel caseificio del carcere e rendendole disponibili in tutti i punti vendita di Bologna e provincia. Ma la riuscita vera si misurerà attraverso la scelta quotidiana di socie, soci e consumatori. Saranno loro, con un gesto semplice come l’acquisto, a trasformare un prodotto di qualità in un’opportunità reale di lavoro, formazione e futuro per chi sta costruendo un percorso di reinserimento”
“Abbiamo scelto di aderire al progetto perché rappresenta un’opportunità concreta di inclusione e futuro attraverso il lavoro. È un’iniziativa resa possibile grazie a Granarolo, che ha riattivato il caseificio all’interno del carcere, restituendogli una funzione produttiva e formativa. Come Camst Group contribuiamo attraverso l’acquisto del prodotto, partecipando a una filiera in cui ogni attore fa la propria parte per generare impatto positivo. Portiamo così nei nostri servizi di ristorazione – in particolare nei nostri ristoranti self-service Tavolamica dell’area metropolitana di Bologna – una storia di crescita e reinserimento che ci rende particolarmente orgogliosi”, ha commentato il presidente di Camst Group Francesco Malaguti.


