AFIDOP preoccupata dai dazi

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AFIDOP (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP) raggruppa 21 consorzi di tutela e rappresenta oltre il 99% della produzione casearia certificata nazionale. L’associazione ha messo a fuoco i dati economici del 2025 e le principali linee strategiche in una recente assemblea.

I numeri

Nel 2025, i formaggi italiani IG hanno registrato una crescita della produzione del 4% rispetto all’anno precedente, superando le 625mila tonnellate.

Le esportazioni hanno raggiunto quota 260mila tonnellate, generando un valore economico superiore ai 3,3 miliardi di euro (+10% in valore e +2,2% in volume).

I formaggi DOP e IGP hanno così rappresentato il 40% dei volumi e il 55% del valore dell’intero export caseario italiano.

Le preoccupazioni

Sono legate allo scenario oltreoceano.

Gli Stati Uniti si sono confermati il primo mercato extra UE con circa 40.900 tonnellate importate, per un valore di 485 milioni di euro, di cui il 95% rappresentato da Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano.

Tuttavia, le politiche tariffarie dell’Amministrazione Trump e l’iniziale caotica applicazione dei “doppi dazi” nei porti di New York e New Jersey, che hanno fatto lievitare i costi reali vicino al 30% del valore del prodotto, hanno frenato la crescita.

Se l’effetto scorte degli importatori ha parzialmente mascherato le perdite a fine 2025, i dati del primo trimestre 2026 hanno già mostrato flessioni.

Il pericolo maggiore, denuncia l’Associazione, non è solo economico ma identitario: l’impennata dei prezzi al consumo spinge inevitabilmente il consumatore americano verso le imitazioni locali, come il parmesan o il finto romano, alimentando il fenomeno dell’Italian Sounding.

L’intesa col Mercosur

AFIDOP ha espresso una valutazione positiva dell’applicazione provvisoria dell’accordo di libero scambio UE-Mercosur, entrata in vigore il 1° maggio scorso in via provvisoria. L’associazione la ritiene “uno strumento importante per contrastare i tentativi portati avanti da organizzazioni statunitensi, come il Consortium for Common Food Names (CCFN), di liberalizzare l’utilizzo generico di nomi storici quali Fontina, Gorgonzola e Grana nei mercati sudamericani”.

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