Dairy dilemma

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Secondo il report “The impact of Brexit on the UK dairy sector” della London School of Economics l’uscita del Regno Unito dall’UE, la cosiddetta Brexit, determinerebbe una significativa restrizione della disponibilità di prodotti lattiero-caseari per il consumatore britannico. Che dovrebbe inoltre pagare prezzi più alti a fronte di minor varietà di prodotti, probabilmente anche di qualità inferiore. Il report è l’implementazione di dossier elaborati dalla “Brexit Task Force” di Arla Foods UK. Azienda che nel Regno Unito è il maggior produttore di formaggio oltre che leader di mercato per latte fresco, burro e creme.

Nel report, l’impatto di Brexit sul settore lattiero-caseario del Regno Unito è stato valutato in riferimento a tre punti cardini: costi commerciali, mercato del lavoro e mercato delle merci. In un contesto in cui il Regno Unito ha il secondo deficit commerciale del settore lattiero-caseario nel mondo e il 98% delle importazioni di prodotti lattiero-caseari sono di origine UE.

Gli scenari previsti, anche in caso di Brexit morbida, sarebbero decisamente pesanti. Per esempio, nell’interscambio UE/Regno Unito i costi commerciali legati all’attività doganale aumenterebbero almeno del 2-3%. Concretamente, 100 milioni di pratiche doganali in più e tempi di sdoganamento superiori. Impressionante, secondo il report, l’impatto economico per Arla. Sette minuti di ritardo nelle pratiche doganali si ripercuoterebbero in 10 ore in più nei tempi di trasporto e quindi in maggior costo del lavoro. Quantificabile in almeno 110 sterline a container. Anche nell’ipotesi di una Brexit con un accordo di libero scambio, quest’ultimo non potrebbe prevedere l’accesso in esenzione totale da dazi doganali per i prodotti lattiero-caseari. Un accordo di libero scambio nel quale l’UE non potrebbe offrire al Regno Unito condizioni diverse da quelle concordate con il Canada, nel CETA. Sempre che quest’ultimo venga ratificato da tutti i Paesi membri… a partire dal nostro.

Insomma, un report che ipotizza uno scenario che renderà difficile importare nel Regno Unito prodotti lattiero-caseari dall’UE. Con conseguente carenza di prodotti lattiero-caseari sia per quantità che per tipologia. Non compensabile a breve da un aumento della produzione anche per una carenza di personale coinvolto nella filiera latte sempre a seguito della Brexit. Secondo Arla un vero “dairy dilemma” per il settore lattiero-caseario britannico.

Per questo, anche se le trattative tra UE e Regno Unito sono tutt’altro che concluse, la richiesta di Arla è per una maggiore consapevolezza nel valutare le ricadute concrete della Brexit sul settore latte. Richiesta condivisa con preoccupazione anche dalle associazioni agricole britanniche.

Con le dovute e importanti differenze tra Regno Unito e gli altri Paesi UE, un “dairy dilemma” sul quale i sovranisti fautori dei vari exit dovrebbero fare qualche riflessione.

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