A tutto burro!

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Fotolia_62583800_MSecondo la Commissione europea (fonte: rapporto “Prospettive per i mercati e il reddito agricoli Ue nel 2015-2025”, dicembre 2015), l’aumento della produzione di latte e di SMP si tradurrà in una maggiore produzione di burro per 2,6 milioni di tonnellate entro il 2025 (+12% rispetto al 2015). Tuttavia, mentre in passato la valorizzazione di tale materia grassa era considerata un peso, si è verificata un’inversione di tendenza nell’Ue e nel mondo, tanto che negli USA i prezzi del burro sono saliti alle stelle nel 2014 e nel 2015. Il mercato europeo è guidato per lo più dai consumi interni e, infatti, la rilevanza dell’export comunitario si è inesorabilmente affievolita nel tempo (rappresentava il 15% della produzione nel 2005, quando erano stati concessi i sussidi alle esportazioni, e quest’anno si attesterà al 6%, percentuale che dovrebbe rimanere stabile nel periodo di proiezione).
Le vendite al dettaglio di burro sono aumentate di quasi il 20% negli ultimi 10 anni, soppiantando margarina e oli di semi/vegetali nelle preferenze dei consumatori, e un’analoga tendenza ha interessato anche la panna. Più rilevante anche l’uso industriale di burro (pari a circa il 40% del consumo di burro) soprattutto per la produzione di BVP (Bread Viennoiserie Patisserie) e biscotti, che ne assorbono quasi la metà, e in misura minore anche per “processed cheese” e cioccolato. Sull’onda delle preoccupazioni espresse da alcuni Stati membri in merito alla sostenibilità e salubrità dell’olio di palma, l’etichettatura obbligatoria dei grassi potrebbe portare l’industria alimentare a preferire il burro all’olio di palma per alcuni prodotti. Pertanto, per il consumo di burro UE si prevede una crescita del 9% nel periodo 2015-2025, sino al livello di 4,6 kg pro capite. La crescita dovrebbe essere più celere nella Ue-N13, ma non sufficiente a colmare il divario: nel 2025 il consumo pro capite in tali Stati Membri raggiungerà i 3,9 kg pro capite, 1 kg in meno dell’Ue-15.
Le esportazioni di burro del 2015 dovrebbero riservare soddisfazioni, secondo la Commissione, con un volume di circa 150.000 tonnellate (+13% sul 2014). Tra gennaio e settembre, in particolare, sono raddoppiate le esportazioni di burro verso gli Stati Uniti anno su anno e un rialzo si è verificato anche in quelle dirette in Medio Oriente e Cina. Tali risultati sono imputabili alla consistente offerta comunitaria, alla domanda statunitense, alla debole presenza degli USA sul mercato mondiale e a un euro competitivo rispetto al dollaro. Nel periodo 2015-2025, gli Stati Uniti dovrebbero riprendere le esportazioni in grande stile ma senza minacciare il primato della Nuova Zelanda che controlla poco meno del 50% del commercio mondiale. Le esportazioni dell’UE dovrebbero attestarsi a 210.000 t.
Analogamente a quanto accaduto per il latte scremato in polvere, un regime di aiuto all’ammasso privato è stato avviato nel settembre 2014. Nonostante gli ingenti quantitativi del regime (quasi 135.000 tonnellate nel 2015), le scorte di fine anno non dovrebbero essere molto maggiori di quelle registrate nel 2014 (+10.000 t) e probabilmente saranno esaurite nel corso del 2016. Non è stato offerto burro al regime di intervento.

 

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