Allarme dall’assemblea A.Pro.La.V. per il dopo quote

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Cartina-Veneto-Formaggi-DOPL’addio alle quote latte è una rivoluzione che si annuncia già dolorosa per le 3.662 aziende venete ed è stata inevitabilmente il tema dominante della 29^ Assemblea generale dei delegati A.Pro.La.V., Associazione Produttori Latte del Veneto, svoltasi nei giorni scorsi nella sede di Villorba. Una preoccupazione di cui si è fatto interprete Terenzio Borga, presidente A.Pro.La.V.: «La liberalizzazione del settore, dopo 30 anni di quote di produzione, sarà destinata a esporci a una nuova realtà concorrenziale e ad aumentare la volatilità dei prezzi. A livello europeo si è registrato un significativo aumento della produzione già nell’ultima campagna 2014, con immediata conseguenza la riduzione del prezzo alla stalla. Una corsa produttiva (+3% a livello italiano nel 2014 e +4,5% a livello europeo), che, ha portato nell’ultimo anno le nostre aziende a una disperata ricerca di quote latte in affitto, con quotazioni oltre ogni logica. Ma che potrebbe avere esiti incontrollabili a partire dal prossimo mese». Dopo un 2014 iniziato bene nel primo semestre, ora vi è un nuovo forte abbassamento del prezzo del latte: «Come allevatori – prosegue il presidente Borga – abbiamo visto scendere del 14% il prezzo percepito per il nostro latte e quasi dobbiamo ritenerci fortunati se pensiamo che sul mercato europeo il crollo è stato del 23%. La quotazione è spinta al ribasso dal consistente aumento della produzione, da un minor accantonamento di latte in polvere in Cina (principale acquirente mondiale) e dall’embargo russo. Ma se i colleghi europei riescono a reggere la situazione, noi, se continua così saremo costretti a chiudere: nel 2014 siamo appena riuscita a pagare i costi di produzione, non riusciremo a sostenere un ulteriore abbassamento del prezzo del latte». Nell’ultimo decennio, infatti, il numero delle stalle in Veneto si è già dimezzato, passando da 7.209 a 3.662 (-49%). «A noi allevatori dal 1° aprile, con l’azzeramento quote, rimarranno solo i debiti – osserva con amarezza Borga. – La mia preoccupazione è in particolare per le stalle nelle zone di montagna che hanno dimensioni più piccole e rischiano di non sopravvivere, con conseguenze economiche ma anche di tutela del territorio».

Gli allevatori veneti dovranno fronteggiare un aumento di produzione con percentuali che al momento di possono solo immaginare: in Germania, Francia, Olanda, Irlanda si sta investendo massicciamente nella realizzazione di impianti per la produzione di latte in polvere, mentre in Italia restano scarsi gli investimenti nel settore, di cui si sottovaluta la strategicità: «Anche se vediamo positivamente l’iniziativa del ministro Martina per la creazione del logo “Latte Fresco 100% Made in Italy” destinato ai punti vendita (bisognerà vedere se l’Ue darà la sua approvazione), resta invece da compiere un passo ben più importante, rendere obbligatorio indicare in etichetta l’origine della materia prima con la quale viene prodotto il formaggio». Il presidente A.Pro.La.V., nel corso dell’assemblea, ha messo in luce come il Veneto abbia una chance in più rispetto ad altre regioni italiane, poiché il 70% del latte viene destinato alla produzione di formaggi DOP (contro il 50% del latte italiano e solo il 20% del latte francese). Ma fino a quando l’aumento sconsiderato dalla produzione potrà essere assorbito dalla trasformazione casearia? E riusciranno gli allevatori a ottenere un giusto prezzo per il proprio latte? «Purtroppo le nostre OP (Organizzazioni Produttori) sono ancora una controparte debole – osserva il presidente A.Pro.La.V. – nelle trattative con i trasformatori privati. Dobbiamo ringraziare la cooperazione, molto forte in Veneto (il 50% del latte viene assorbito da aziende cooperative di trasformazione) se siamo riusciti a mantenere cifre dignitose, rispetto ad esempio ai colleghi della Lombardia».

E per il futuro? «In questi ultimi giorni i caseifici privati stanno inviando comunicazioni allarmanti che annunciano la riduzione del prezzo del latte consegnato da aprile e mentre le aziende di trasformazione non intendono farsi carico di eventuali esuberi produttivi che dovesse determinarsi dall’incontrollato aumento delle produzioni. Se a questo uniamo i preoccupanti segnali internazionali, è chiaro che guardiamo con grande timore all’imminente futuro. L’appello ai nostri produttori è di resistere, è necessaria tutta l’unità possibile per vedere il giusto riconoscimento del prezzo per il nostro latte ora pagato 35-36 centesimi al litro contro il latte estero che arriva ai caseifici a 31-32 centesimi».