Brexit senza accordo: tra i due litiganti, il terzo (il prezzo)… decolla

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All’approssimarsi della fatidica data del 31 dicembre 2020, è netta la conclusione del nuovo rapporto della London School of Economics (LSE), commissionato da Arla Foods: senza una soluzione pratica da parte del governo britannico e dell’UE, il settore alimentare e i consumatori di entrambe le parti subiranno gravi ripercussioni da una Brexit senza accordo. L’aumento dei dazi commerciali e l’imposizione di nuove barriere non tariffarie avranno un impatto rilevante e porteranno a un rialzo significativo del prezzo degli alimenti freschi.

L’interdipendenza

Ciò a seguito della profonda interconnessione dei settori alimentari britannici e comunitari. Attualmente, il 40% dei prodotti agricoli e alimentari usati in ambito domestico e industriale nel Regno Unito è importato dall’UE. Nel settore lattiero-caseario, il 15% di tutti i prodotti venduti nel Regno Unito viene importato e il 99% di essi arrivano proprio dall’UE. Una Brexit senza accordo, con tariffe elevate, farà salire i prezzi di molti dei prodotti più amati dagli inglesi. E anche in caso di un accordo, barriere non tariffarie quali l’aumento delle pratiche burocratiche e dei controlli doganali avranno un impatto importante sui prezzi, che aumenteranno, e sulla ridotta disponibilità dei prodotti. E i consumatori che cosa di aspettano? Secondo una ricerca condotta da Arla di inizio anno, gli inglesi si aspettano di avere sugli scaffali i prodotti che desiderano senza pagarli di più.

Ma a parte i prodotti finiti, saranno anche la produzione primaria e di trasformazione alimentare a soffrire. Infatti, provengono dall’UE il 69% degli articoli di alluminio, il 65% dei prodotti farmaceutici e il 51% di fertilizzanti.

E il coronavirus ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questi legami commerciali quest’anno: durante la pandemia l’import di molti prodotti, incluso il burro, è aumentato notevolmente per far fronte ai mutevoli modelli della domanda. La fine del periodo di transizione rischia di rompere queste connessioni, con un impatto significativo sull’accessibilità alimentare. E sebbene il settore alimentare britannico sia forte e ha il potenziale di crescere, ci vorranno molti anni e centinaia di milioni di sterline di investimenti per poter produrre in Gran Bretagna ciò che prima era importato dall’UE.

L’importanza di un accordo commerciale

Un accordo commerciale porterebbe vantaggi non solo ai consumatori e agli imprenditori del Regno Unito, ma anche agli esportatori comunitari. Tra le auspicabili soluzioni pratiche, la conferma del regime SPS della Gran Bretagna, un chiarimento sul funzionamento delle dogane del Regno Unito soprattutto in termini di semplificazione delle procedure di sdoganamento e pagamento dei dazi doganali.

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