Evoluzione dei concetti di benessere e piacere per gli italiani

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Müller ha commissionato alla piattaforma di consumer insight Toluna una ricerca demoscopica mirata a: esplorare le tematiche del benessere e del piacere, e la relazione tra di esse nell’opinione degli italiani; inquadrare il ruolo svolto dall’alimentazione in questo contesto.

L’indagine, inoltre, ha voluto gettare luce su come sia cambiato il nostro modo di concepire benessere e piacere e il nostro comportamento tanto tra le mura domestiche quanto al supermercato a seguito del Covid-19. Condotta tra il 27 aprile e il 6 maggio 2021, la survey ha coinvolto un campione di 2.020 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta per genere, età e distribuzione geografica.

Cos’è il benessere per gli italiani?

Se, spontaneamente, per il 44% degli intervistati benessere significa stare bene fisicamente, per il 23% vuol dire stare bene mentalmente e per il 10% è sinonimo di stare bene economicamente. Il 12% associa il benessere alla serenità.

Scendendo nel dettaglio, dalla ricerca Müller emerge che se per la quasi totalità delle persone il benessere è essenzialmente egoriferito e associato a: una condizione di buon equilibrio psico-fisico (72%); una buona forma fisica (69%); uno stato di serenità mentale (65%). Il 62% del campione lo associa anche a contesti relazionali e relazionali in cui sono inseriti: per il 36% significa costruire relazioni affettive solide, per il 34% disporre di una sicurezza economica e per il 31% avere una vita sociale soddisfacente.

Cibo, benessere e piacere

Parlando di benessere, il cibo entra in gioco con un ruolo fondamentale: il 60% degli italiani riconosce un ruolo importante all’alimentazione per la cura del proprio benessere. E chiedendo agli italiani di pensare al “cibo che fa stare bene”, emergono alcune associazioni interessanti.

Per la stragrande maggioranza degli intervistati – il 93% del campione – il cibo che “fa stare bene” contribuisce al benessere psico-fisico. Nel dettaglio, per il 55% il cibo contribuisce al nostro equilibrio, per il 46% al nutrimento, per il 44% all’energia e, per il 42%, alla leggerezza.

Si rileva, pertanto, il ruolo basilare del cibo nella costruzione del benessere. Ma non è tutto, perché per il 69% del campione il “cibo che fa stare bene” si associa anche a un’area più edonistica, di gratificazione sensoriale e di ricompensa, che ha a che fare con il gusto, il piacere (46%), la bontà (41%). Se ne deduce, perciò, che sicuramente cerchiamo cibi che ci facciano stare bene, ma in pochi sono disposti a rinunciare al gusto e alla gratificazione del palato.

D’altro canto, se è indubbio che la ricerca del piacere sia una componente importante nell’approccio al cibo, è anche vero che la relazione tra cibo e piacere non appare più fondata unicamente sul sapore. Il cibo è piacere “solo se è buono per il palato”, infatti, è la risposta scelta solo dal 22% del campione. Di contro, per il 32% – 1 italiano su 3 – il cibo è piacere solo se è buono e allo stesso tempo salutare e per il 12% addirittura è piacere solo se fa bene.

Benessere e piacere: una relazione sempre più circolare

Il benessere, inteso come lo star bene in armonia con sé stessi, è strettamente associato al piacere e viceversa. Ciò è comprovato dal fatto che, sebbene il piacere sia una dimensione complessa e ricca di sfaccettature, «svolgere delle attività dedicate al proprio benessere» sia l’affermazione maggiormente condivisa (47%) quando si è cercato di attribuire una definizione al concetto di piacere.

Le attività svolte per puro piacere personale per l’83% del campione sono legate all’evasione “fisica”. Per il 76% connesse al cibo e all’evasione mentale, per il 74% ricondotte all’interazione con gli altri, per il 46% legate all’esercizio fisico e, infine, per il 42% associate al miglioramento personale.

Alimentazione e cura di se stessi: cosa è cambiato con la pandemia

Nell’anno della pandemia, che cosa hanno fatto gli italiani per stare bene? La ricerca Müller-Toluna conferma le più note strategie di distrazione viste durante il lockdown del 2020 e nella prima parte del 2021. Al primo posto figura il passare del tempo con la famiglia, strategia praticata dal 49% del campione, a pari merito con guardare serie TV. A seguire, leggere (45%), navigare online (41%) e dedicarsi alla cucina (39%) oppure al perseguimento di uno stile di vita sano (28%).

In generale, emerge tanto una crescente attenzione per le scelte «salutari», vissute in modo positivo e valorizzante e non come restrizione e deprivazione quanto una maggiore volontà delle persone di essere attive e informate. La scelta su come orientare la propria alimentazione sembra essere uno dei punti di giunzione tra questi due sfere: difatti, si presta sempre più attenzione a cosa si mangia.

Da una parte, in quest’ultimo anno di forte stress legato all’emergenza sanitaria, è sicuramente cresciuto il ruolo consolatorio e di gratificazione del cibo. Il 31% del campione, infatti, afferma di preparare più di prima alimenti sani che diano anche soddisfazione. D’altra parte, però, questo momento critico sembra aver spinto ulteriormente i consumatori verso un ruolo più attivo ed informato rispetto all’alimentazione. In particolare, il 30% dedica maggior attenzione alla lettura delle etichette e il 28% s’informa maggiormente sulle proprietà delle materie prime (antiossidanti, depurative, a basso contenuto calorico ecc.).

L’anno e mezzo di pandemia sembra aver lasciato alle persone tempo per riflettere sul proprio benessere, spingendole in parte a cambiare i propri criteri di scelta e abitudini ma, soprattutto, a dedicarsi maggiormente alla cura di sé. Riguardo questo ultimo aspetto, il 36% del campione ha dichiarato di essersi preso cura di sé maggiormente rispetto a prima della pandemia. Gestire la propria alimentazione è stata l’attività maggiormente svolta per il 44% degli intervistati per raggiungere tale obiettivo.

Il rapporto col cibo

Il 66% degli italiani, inoltre, presta molta più attenzione a ciò che mangia (filiera, salubrità e genuinità degli ingredienti, benefici apportati) rispetto a cinque anni fa. Durante il processo di acquisto, la scelta ricade su prodotti freschi (63%), realizzati con ingredienti naturali (48%), che abbiano un valido rapporto qualità/prezzo (61%) siano tracciabili (50%) e abbiano un buon sapore (41%).

Prospettive e desideri degli italiani a emergenza sanitaria conclusa

Sicuramente ciò che maggiormente è venuto a mancare agli italiani durante la pandemia è tutto ciò che attiene alla libertà di muoversi e alla socialità. Per questo le attività che gli italiani desiderano compiere una volta che l’emergenza sanitaria sia definitivamente archiviata sono legate agli ambiti divenuti forzosamente deficitari.

In particolare, il 70% ha un forte desiderio di evasione “fisica”, sia essa legata a una breve gita (24%) o una vacanza in Italia (36%) o all’estero (27%).

Il 59% ha necessità di incontrare le persone per ridurre le distanze vissute in questo periodo e infine il 45% vorrebbe tornare a mangiare fuori casa come prima.