Il bilancio dei primi nove mesi del 2016 di Parmalat

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image_galleryNei primi nove mesi del 2016, l’economia globale ha registrato una crescita modesta, un andamento incerto e un eccesso di offerta di materia prima latte a livello mondiale. A ciò si aggiunga la situazione fortemente critica del Venezuela (fra i principali Paesi in cui opera il gruppo) caratterizzata da incertezza sia economica sia politica ed elevata inflazione dei prezzi al consumo. Stante questa congiuntura, il fatturato netto del gruppo si è attestato a 4.632,1 milioni di euro, in diminuzione di 112,4 milioni (-2,4%) rispetto ai 4.744,5 milioni dei primi nove mesi del 2015. A tassi di cambio costanti e perimetro omogeneo [escludendo i risultati delle attività acquisite in Brasile (Elebat), in Messico (Gruppo Esmeralda) e in Australia (Longwarry e attività relative a yogurt e dairy dessert)], ed escludendo i risultati della consociata venezuelana, la variazione risulta in aumento di 91,4 milioni (+2,4%) con un contributo positivo di tutte le aree in cui il gruppo opera, a eccezione dell’Europa. Il margine operativo lordo è pari a 313,4 milioni di euro, in aumento di 1,2 milioni (+0,4%) rispetto ai 312,2 milioni dei primi nove mesi del 2015, nonostante l’effetto negativo determinato dalla svalutazione della valuta venezuelana nei confronti dell’euro. A cambi e perimetro costanti ed escludendo il Venezuela, la variazione risulta in aumento di 26,4 milioni (+9,6%) grazie soprattutto all’incremento registrato in nord America, in particolare negli Stati Uniti. L’incremento della redditività rispetto all’anno precedente è il risultato di interventi di efficienza e dell’utilizzo della leva commerciale, che si sommano al favorevole andamento del costo della materia prima.

Nel merito delle singole aree, il fatturato netto dell’area Europa si è attestato a 797,4 milioni di euro nei primi nove mesi del 2016.

La significativa svalutazione del rublo nei confronti dell’euro ha comportato un impatto negativo sul fatturato dell’area pari a circa 8,9 milioni di euro.

A cambi costanti, il fatturato netto dell’area risulta in lieve calo rispetto all’anno precedente.

In Italia – il cui peso sull’Europa è pari a circa il 90% del fatturato netto – i mercati in cui Parmalat opera registrano trend negativi dei consumi. Nonostante il difficile contesto, la consociata mantiene la leadership nel settore latte incrementando la propria quota di mercato nel latte UHT soprattutto grazie al marchio Zymil. Nella categoria panna UHT rafforza la prima posizione competitiva grazie all’ottima performance del marchio Chef.

L’utile del periodo del gruppo è pari a 107,5 milioni di euro, sostanzialmente in linea con i primi nove mesi del 2015 (-0,5%), nonostante il forte impatto negativo della svalutazione delle valute locali nei confronti dell’euro.

A cambi e perimetro costanti ed escluso il Venezuela, l’utile del periodo risulta in aumento del 24,1% rispetto all’anno precedente.

Le disponibilità finanziarie nette sono pari a 119 milioni, in diminuzione di 191,8 milioni rispetto ai 310,8 milioni del 31 dicembre 2015. Le cause principali di tale variazione sono: l’assorbimento di cassa da attività operative per 58,2 milioni essenzialmente riconducibile a fattori di stagionalità (91,4 milioni di euro nei primi nove mesi del 2015); l’assorbimento di cassa da attività straordinarie per 46 milioni, principalmente a seguito dell’acquisizione delle attività relative a yogurt e dairy dessert in Australia e al pagamento a BRF S.A. dell’aggiustamento prezzo sulla posizione finanziaria netta e sul working capital di Elebat Alimentos S.A.; l’assorbimento di cassa della gestione finanziaria per 47,2 milioni essenzialmente riconducibile all’impiego oltre 12 mesi di parte della liquidità della capogruppo; il pagamento di dividendi per 33 milioni e l’effetto cambio negativo per 7 milioni.

Per il 2016, a tassi di cambio costanti, considerando per le nuove acquisizioni dati comparativi 2015 proforma ed escludendo la consociata venezuelana Parmalat stima una crescita del fatturato netto di circa il 2-3% e del margine operativo lordo di oltre il 10%.