Inflazione e trend dei consumi alimentari

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Con l’inflazione che corre al +6,2% su base annua, quali saranno gli impatti sugli acquisti alimentari nei prossimi mesi e quali le rinunce e strategie che le famiglie adotteranno per contenere il caro prezzi?

Su questo fa luce l’indagine Ismea “Impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani”, condotta su 3mila famiglie, con il supporto tecnico della Nielsen. Un italiano su cinque si dichiara pronto a rinunciare agli spostamenti nel tempo libero, il 16% a ridurre le spese di vestiario, il 12% ai consumi fuori casa e all’intrattenimento, mentre solo il 2% a svuotare il carrello della spesa.

 

Rimane molto l’alta l’attenzione alla qualità e alla garanzia di salubrità di ciò che si porta a tavola con il 70% degli intervistati che, per risparmiare, non rinuncerebbe mai al prodotto 100% italiano, mentre quasi uno su due non farebbe a meno dei prodotti con bollino Dop/Igp, da agricoltura sostenibile o a marchio biologico.

 

I driver di scelta sugli acquisti cambiano a seconda della referenza

Per quanto riguarda l’importanza della marca si evidenzia come il prodotto “brandizzato” resti importante nella scelta del latte (20%).

Se si parla di qualità organolettiche del prodotto, invece, al primo posto troviamo il pane con il 44%, poi a pari merito vino e i formaggi con il 37%, e la frutta di stagione con il 31%.

Malgrado l’aumento dei prezzi, gli intervistati intendono comprare nella stessa quantità il pane, il latte e l’olio Evo (tutti al 35%). Non rinuncerà ai formaggi il 20% dei consumatori.

Le strategie adottate dagli italiani per fronteggiare il caro vita e proteggere il proprio potere di acquisto sono diverse: da un più marcato nomadismo tra insegne alla ricerca delle promozioni, all’attenta pianificazione degli acquisti per evitare gli sprechi, dalla maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo e al rapporto prezzo/peso, in uno scenario molto fluido che cambia a seconda del profilo socio-economico del consumatore e del tipo di referenza.