Ismea: poche note positive per i consumi lattieri

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Nei primi nove mesi 2019, la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari è stata in aumento dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il quadro generale

Dopo un 2018 iniziato bene e chiuso con un deciso rallentamento del trend di crescita, il 2019 sembra replicarne la tendenza. I dati sui consumi delle famiglie del Panel Ismea Nielsen evidenziano infatti dopo la crescita dell’1,1% dello scontrino nel primo semestre, segnali di rallentamento nel terzo trimestre che ridimensionano lo slancio. L’incremento è da ascriversi quasi esclusivamente all’aumento dei prezzi (confermato dal +0,7% dell’indice dei prezzi al consumo NIC dell’Istat a settembre su base annua); per quasi tutti i comparti infatti si rileva una stabilità, spesso su fondo cedente, dei volumi acquistati. Si conferma una maggior disponibilità alla spesa per le bevande (+2,2%) piuttosto che per i generi alimentari (+0,6%). A fare da traino ancora i prodotti a largo consumo confezionato (LCC, +2,2%) mentre per i prodotti sfusi la spesa si è contratta (-2,5%).

Il comparto lattiero-caseario

Il bilancio della spesa rispetto al 2018 si conferma stabile dopo un lungo periodo negativo. In positivo i formaggi freschi per i quali crescono dello 0,8% gli acquisti, e i molli con incrementi in volume dello 0,7%, mentre negative si rivelano le performance dei semiduri che perdono in volume quasi 3 punti percentuali, per i duri si rileva un aumento dei prezzi medi che ne limita gli acquisti con conseguente lieve incremento di spesa (+1,2%) a fronte di una ben più importante contrazione dei volumi (-4,2%). Sempre in arretramento gli acquisti di latte, che nell’arco temporale analizzato, vedono ridursi la spesa anche per il segmento UHT che finora era quello che più aveva tenuto sul mercato; le perdite in volume per il fresco sono di ulteriori 2 punti percentuali su base annua.

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