La FDA finalizza bozza sulla corretta etichettatura delle bevande vegetali

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Si tratta di una bozza, ancora aperta a limature. Ma la sua diffusione ha destato solo un timido plauso da parte dell’industria lattiera statunitense che lamenta come “decenni di immobilismo non possano essere dimenticati”.

Parliamo della bozza che contiene le raccomandazioni della FDA (U.S. Food and Drug Administration) all’industria in materia di denominazione di bevande a base vegetale proposte e vendute come alternative al latte. Bozza che raccomanda inoltre dichiarazioni nutrizionali volontarie per l’etichettatura di tali bevande.

Lo scopo

“Il documento è stato sviluppato per aiutare ad affrontare il significativo aumento dei prodotti alternativi al latte a base vegetale disponibili sul mercato nell’ultimo decennio”, ha affermato il commissario della FDA Robert M. Califf. “La bozza ambisce a fornire un’etichettatura chiara ai consumatori, veicolando loro le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni informate sia nutrizionali sia di acquisto sui prodotti che comprano per sé e per le loro famiglie”.

Oltre alla loro maggiore diffusione e consumo, la FDA ha notato come si sia notevolmente ampliata anche la varietà delle bevande alternative: accanto a quelle derivate da soia, riso e mandorle si sono aggiunte pure bevande da anacardi, cocco, semi di lino, nocciole, semi di canapa, noci di macadamia, avena, piselli, arachidi, noci pecan, quinoa e noci. Sebbene questi alimenti siano il risultato di un’estrazione acquosa di materie prime vegetali ­– sottolinea la FDA – sono spesso etichettati con nomi che includono il termine “latte”.

 

Il contenuto della bozza

La bozza “Labeling of Plant-based Milk Alternatives and Voluntary Nutrient Statements: Guidance for Industry” raccomanda che un prodotto liquido alternativo al latte a base vegetale che includa il termine “latte” nella propria denominazione (per esempio, “latte di soia” o ” latte di mandorla”), e che abbia una composizione nutritiva diversa da quella del latte, riporti una dichiarazione nutrizionale volontaria che ne comunichi le differenze rispetto al latte. Tale confronto si baserebbe sui criteri nutrizionali delle bevande sostitutive del latte messe a punto dal Dipartimento dell’agricoltura (USDA). Ad esempio, l’etichetta potrebbe riportare dizioni tipo: “Contiene quantità inferiori di vitamina D e calcio rispetto al latte”.

Per redigere la bozza, la FDA ha iniziato a lavorare nel settembre 2018, sollecitando ed esaminando più di 13.000 commenti.

“La presenza di una quantità sufficiente di nutrienti nel latte e nelle bevande di soia fortificate è particolarmente importante per la crescita e lo sviluppo dei bambini. I genitori e gli operatori sanitari dovrebbero sapere che molte alternative a base vegetale non hanno gli stessi nutrienti del latte”, ha affermato Susan T. Mayne, Ph.D., direttore del Centro per la sicurezza alimentare e la nutrizione applicata della FDA. “Le etichette alimentari sono fondamentali per sostenere il comportamento dei consumatori. Pertanto incoraggiamo l’uso delle dichiarazioni nutrizionali volontarie per aiutare meglio gli acquirenti a prendere decisioni informate”.

La bozza non si applica ad altre alternative ai prodotti lattiero-caseari a base vegetale, come “i formaggi vegetali” o “lo yogurt vegetale”.

 

Trasparenza in etichetta ancora lontana

Le associazioni statunitensi di categoria non si dicono soddisfatte della bozza. Per esempio, secondo la National Milk Producers Federation “L’annuncio della bozza della FDA rappresenta un primo passo, tuttavia non riesce a porre fine al problema decennale dell’utilizzo fuorviante della terminologia lattiero-casearia nell’etichettatura delle bevande vegetali. Riconoscendo sia l’assoluta mancanza di standard nutrizionali prevalenti di tali bevande sia la confusione sui valori nutrizionali diffusa tra i consumatori a causa dell’uso illegale di termini lattieri, la guida proposta dalla FDA fornirà però una maggiore trasparenza, cosa assolutamente necessaria affinché i consumatori compiano scelte informate”.

Comunque “La decisione di consentire a tali bevande di continuare a utilizzare in modo inappropriato la terminologia propria di latte e derivati viola gli stessi standard di identità della FDA. Respingiamo la logica circolare dell’agenzia secondo cui l’inerzia che la stessa FDA ha mostrato in passato nel far applicare le norme dell’etichettatura ora giustifichi l’etichettatura di tali bevande come “latte”, designando quest’ultimo di fatto come un termine comune e consueto” ha commentato Jim Mulhern, presidente e CEO della National Milk Producers Federation.