La FDA sollecita opinioni sull’uso di latte ultrafiltrato in caseificazione

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Ha dato tempo sino al 30 marzo l’americana Food and Drug Administration per presentare commenti sulla bozza di norma che dovrebbe disciplinare l’uso di latte ultrafiltrato (UF) nella produzione di alcuni formaggi e dei relativi derivati.  L’agenzia vorrebbe, infatti, ricevere nuove informazioni sulle attuali pratiche industriali riguardanti l’uso del latte UF, anche scremato, e sull’etichettatura di tali latti se usati come ingredienti.

Il progetto di normativa, presentato nel lontano ottobre 2005, modificherebbe le definizioni di “latte” e “latte scremato” per la produzione di formaggi e relativi derivati negli standard di identità redatti dalla FDA. Al contempo, poi, introdurrebbe una definizione per latte liquido ultrafiltrato e latte liquido scremato ultrafiltrato. Nell’agosto 2017, la FDA ha emanato una guida d’orientamento per l’industria inerente l’uso e l’etichettatura di ingredienti quali latte UF e latte scremato UF nella produzione di formaggi standardizzati e derivati correlati, reputandone opportuno la regolamentazione. Considerando l’evoluzione del mercato, l’agenzia americana ha ritenuto opportuno riaprire i termini per commentare le questioni sollevate dalla bozza di norma.

La definizione proposta

Secondo la bozza di norma, il latte ultrafiltrato è un latte liquido crudo o pastorizzato, anche scremato, filtrato una o più volte con una membrana semipermeabile per rimuovere parzialmente il lattosio, i sali minerali e le vitamine idrosolubili, senza che venga modificato il rapporto caseina/sieroproteine.

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