Listeria, PNI e FDA

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fotolia_42280989_xxlRecentemente, il ministero della Salute ha pubblicato la Relazione al Piano Nazionale Integrato (PNI) per il 2015. Documento che comprende una specifica sezione dedicata ai controlli microbiologici eseguiti su latte e derivati. Quasi in contemporanea, la Food & Drug Administration (FDA) statunitense ha diffuso i dati per il periodo 2014-2015 relativi a un piano di controlli microbiologici ad hoc per la valutazione del possibile rischio microbiologico associato agli alimenti. Entrambi i documenti contengono dati interessanti per valutare il potenziale (o reale) livello di rischio associabile al consumo di prodotti lattieri e, in particolare, quello collegabile alla presenza di Listeria monocytogenes in latte crudo e formaggi derivati.

Nel PNI 2015, per esempio, i controlli effettuati presso le strutture dedicate alla vendita (diretta o attraverso distributori automatici) di latte crudo hanno evidenziato non conformità pari allo 0,25% per L. monocytogenes. Quattro campioni di latte non conformi su circa 1600 analizzati. Per i prodotti a base di latte, i dati del PNI indicano 53 segnalazioni per non conformità di natura microbiologica pervenute al “sistema rapido di allerta per alimenti e mangimi” (RASFF), di cui 31 associate a L. monocytogenes. In particolare, 8 notifiche hanno riguardato prodotti di origine italiana, sei per L. monocytogenes in Gorgonzola.

Il rischio Listeria è particolarmente sentito dalla FDA tanto che, circa due anni fa, l’agenzia americana aveva addirittura deciso di vietare l’uso di superfici in legno in quanto potenziali fonti di contaminazione di questo e altri batteri patogeni. Decisione in seguito revocata e allora interpretata dall’UE come non in linea con la scienza e come misura protezionistica qualora applicata ai formaggi importati. Non sorprende quindi che il programma della FDA sia stato soprattutto finalizzato al controllo di questo tipo di rischio microbiologico, in particolare di quello associabile ai formaggi a latte crudo con almeno sessanta giorni di stagionatura. I risultati del rapporto FDA indicano che su 1606 formaggi a latte crudo analizzati, il 70% di importazione dei quali 137 italiani, lo 0,6% è risultato contaminato da L. monocytogenes. Solo 5 formaggi importati, uno dall’Italia, non erano conformi per questo patogeno.

Seppur eterogenei per provenienza e tipologia dei campioni analizzati, i dati PNI e FDA non appaiono allarmanti. Confermano però che la contaminazione da L. monocytogenes rimane un problema, da non sottovalutare o accettare come rischio inevitabile. L’obiettivo di prevenire e ridurre quanto più possibile vicino a zero il rischio di contaminazione da L. monocytogenes rimane ancora strategico, come peraltro indicato nei commenti finali del ministero della Salute e dalla FDA ai relativi report.

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