In USA continua la diatriba sui formaggi a latte crudo

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La FDA ha recentemente pubblicato una norma che ha ridotto i livelli massimi di colibatteri ammessi nei formaggi a latte crudo da 10.000 a 10 ufc/g. L’ente prenderà provvedimenti nel caso in cui tale limite sia superato dalle analisi di 3 campioni su 5. La norma si applica ai formaggi sia statunitensi sia importati che, in funzione del rischio, sono stati suddivisi in 5 categorie soggette a diverso monitoraggio: quella che raggruppa i formaggi molli/freschi (Asiago, mozzarella, ricotta per esempio) è reputata la più a rischio, seguita da quella che comprende i “soft-ripened cheese” (Gorgonzola, crescenza, “Bel Paese”…) e dai “semi-soft cheese” (come Fontina e Provolone). Inferiore priorità verrà data alle categorie dei formaggi duri (Bitto, Battelmatt, Bra, Fiore sardo, fontina, Montasio…) ed extraduri (Bagos, Bitto, Grana Padano, Parmigiano Reggiano…). La norma ha destato molta preoccupazione anche tra i produttori statunitensi, preoccupati di non riuscire a soddisfare tali limiti e ciò ha spinto le autorità di alcuni Stati a chiedere alla FDA di modificare la norma.

 

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