Ora gli USA aprono anche il fronte latte in polvere

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In ambito lattiero le due sponde dell’Atlantico hanno sempre dibattuto sulla questione dei termini comuni nella denominazione di formaggi, con gli USA che vorrebbero liberalizzare nomi propri della tradizione europea, sfruttandone la nomea nel nome della “libera” concorrenza. Ora sembra che si stia aprendo un nuovo fronte, con il latte scremato in polvere (SMP) sul banco degli imputati. O meglio il reo sarebbe il programma di intervento relativo a tale commodity seguito dall’UE nel periodo 2016-2019.

Secondo una ricerca*, lo schema avrebbe provocato danni economici agli USA in tre modi. In primo luogo, determinando un deprezzamento globale del prodotto che si riverberò negativamente sulle quotazioni del latte USA alla stalla tra il 2018 e 2019, con perdite di 2,2 miliardi di dollari per le aziende del settore. Secondariamente, il programma comunitario avrebbe gonfiato artificialmente la quota UE sul mercato globale, limitando quella dei concorrenti con perdite per le esportazioni di prodotti lattiero-caseari statunitensi pari a circa 168 milioni di dollari nel 2018-2019. Infine, l’analisi mostrerebbe l’effetto deleterio della mobilizzazione delle scorte di intervento di SMP sul mercato globale in chiave competitiva soprattutto nell’export verso il Sudest asiatico.

Così le principali associazioni statunitensi di categoria (International Dairy Foods Association (IDFA), the National Milk Producers Federation (NMPF) e U.S. Dairy Export Council (USDEC)) hanno deciso di spingere il governo statunitense all’azione, a tutela della reddittività del settore dairy a stelle e strisce. Una richiesta che potrebbe rivelarsi pericolosa, soprattutto ora che gli USA potrebbero rimodulare i dazi verso l’UE.

 

*“Impact of the European Union’s SMP Intervention Program on the United States: 2016-2019,” scritto da Kenneth Bailey e Megan Mao, Darigold, sussidiaria della Northwest Dairy Association di Seattle, Wash

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