Previsioni UE nel breve periodo: formaggio sempre al centro

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Il settore agroalimentare dell’UE deve far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, in particolare a causa della ripresa delle economie dell’UE, degli Stati Uniti e della Cina. L’impennata dei prezzi dell’energia e dei trasporti e le conseguenze della diffusione della variante Delta del COVID-19, in particolare in Asia, stanno avendo un impatto significativo sulla supply chain mondiale.

In questo contesto di tensioni, l’edizione autunnale 2021 dello Short Term Outlook for EU agricultural markets, pubblicata l’8 ottobre 2021 dalla Commissione europea, offre una panoramica delle ultime tendenze e delle prospettive dei singoli comparti. Ecco quelle relative al dairy.

Il dairy in generale

Si prevede che la raccolta di latte dell’UE aumenterà dello 0,3% nel 2021, rispetto all’anno precedente. La mandria da latte dovrebbe diminuire dello 0,9% ma a compensazione la resa dovrebbe aumentare dell’1,3%.

Attualmente il formaggio continua a essere la principale commodity di destinazione, sostenuto dalla crescita delle esportazioni. Nel complesso, l’export caseario comunitario potrebbe crescere del 4% nel 2021. Tuttavia, si stima che il consumo interno dovrebbe registrare un modesto +0,5%. Le vendite al dettaglio potrebbero contrarsi in favore dell’impiego nel food service. Ciò dovrebbe portare a un rialzo della produzione di formaggio di circa l’1%, rallentando il tasso attuale di crescita.

Per quanto riguarda il burro, la produzione UE dovrebbe rimanere stabile nel 2021 (+0,1% rispetto al 2020). Similmente a quanto detto per il formaggio, il consumo di burro dovrebbe attestarsi a + 0,6 circa%.

Si rafforza l’export caseario

Essendo la produzione UE stabile, il formaggio è rimasto finora la principale destinazione di sbocco del grasso lattiero (+2% della produzione a gennaio-luglio).

Nel primo semestre, le perdite delle esportazioni UE di formaggi nel Regno Unito sono state compensate in particolare da una ripresa dei flussi verso gli Stati Uniti (+18%); buono l’export verso Cina (+79%) e Svizzera (+7%) al contrario di quello verso Giappone e Corea del Sud risultato inferiore rispetto allo scorso anno.

Nei prossimi mesi, l’andamento delle esportazioni potrebbe rimanere positivo, in particolare verso Stati Uniti e Cina, grazie alla ripresa del foodservice. Le esportazioni di formaggio dell’UE potrebbero aumentare del 4%. Al contrario, il consumo domestico potrebbe crescere meno (circa + 0,5%) a causa della debolezza delle vendite al dettaglio solo in parte compensate dallo sbocco nella ristorazione. Ciò dovrebbe tradursi in un rialzo della produzione casearia di circa l’1%, rallentando così le tendenze attuali. Pertanto più grasso sarà avviato alla lavorazione di altri prodotti lattiero-caseari. Nel 2022, l’ulteriore riapertura dei servizi di ristorazione e il ritorno più diffuso negli uffici potrebbero portare a una minor crescita del consumo interno dell’UE (0,2%) mentre le esportazioni potrebbero rialzarsi ulteriormente (3%). Di conseguenza, la produzione di formaggio dell’UE potrebbe registrare un +0,8%.

Stabile la produzione di burro

 

Considerando un incremento della produzione casearia e una limitata raccolta latte, tra gennaio e luglio la produzione di burro dell’UE ha ceduto l’-1,3%. Nei prossimi mesi dovrebbe riprendersi stabilizzarsi nel 2021 (0,1%). A causa del rafforzamento del prezzo comunitario di burro (+20,7% a gennaio-luglio 2021), i mercati più sensibili ai prezzi stanno diminuendo i loro acquisti, contribuendo a un calo delle esportazioni dell’UE che, dopo il record dello scorso anno, dovrebbero perdere il 7% nel 2021. Analogamente alle proiezioni fatte per il formaggio, il consumo di burro nell’UE potrebbe guadagnare circa lo 0,6%. Nel 2022 ci si potrebbe aspettare una certa ripresa delle esportazioni (5%), e una crescita limitata dei consumi (0,3%), con un impiego crescente di burro nella ristorazione e vendite al dettaglio inferiori. Ciò dovrebbe supportare la crescita della produzione (0,5%).

 

Latte alimentare: di nuovo giù

Oltre al formaggio, anche la panna è stata una destinazione di sbocco del grasso lattiero e tra gennaio e luglio la sua produzione ha guadagnato circa il 2% in ambito comunitario. Le esportazioni sono state un driver importante (circa +40%, trainato dalla Cina). Altrettanto dicasi per la ripresa della ristorazione intra UE. Nel complesso, la crescita della produzione di panna dell’UE potrebbe rallentare (circa +1,5% nel 2021) poiché la lavorazione del burro potrebbe assorbire il surplus di latte. Tuttavia, ciò dovrebbe comunque consentire di soddisfare la domanda interna e l’export, a livelli più elevati rispetto al 2020.

In merito alle altre categorie di derivati lattieri freschi, la produzione di latte alimentare dell’UE potrebbe diminuire (-0,5%) dopo l’exploit del 2020, stante la contrazione del consumo domestico. Prospettiva analoghe per gli yogurt. Questo a causa della crescente concorrenza portata da altri derivati lattieri freschi che fanno leva su benefici funzionali mirati (per esempio ricchi di proteine, arricchiti di composti nutrizionali) e che per i consumatori sono facilmente intercambiabili con gli yogurt.

Le esportazioni UE di prodotti lattiero-caseari freschi dovrebbero continuare a crescere (+10%/2020) per poi rallentare nel 2022, visti i tassi già elevati.

Il consumo comunitario dovrebbe tornare ai livelli pre COVID-19, in particolare per il latte alimentare che ha interrotto la tendenza al ribasso contigentemente nel 2020. Nel 2022 si prevede lasci sul terreno lo 0,5%.

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