Spagna primo mercato per il Provolone Valpadana

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Il consorzio del Provolone Valpadana esporta circa il 15% della propria produzione (pari a 70.000q) in Spagna, primo mercato di sbocco. Tale apprezzamento, oramai ventennale, per la DOP italiana trae origine dalle abitudini alimentari degli argentini di origine iberica che hanno deciso di ritornare in Spagna a causa del default del Paese sudamericano. E così la tradizione argentina “provoleta a la plancha” è stata reinterpretata con un formaggio molto differente dall’originale ma molto versatile, come il Provolone. Formaggio, che gli argentini hanno scoperto lavorando nelle cucine spagnole.

Il consorzio ha poi cavalcato questa tendenza esportando in Spagna pezzi sottovuoto di Provolone da 150-200g posti all’interno di contenitori di ceramica adatti a essere posti in forno (anche a microonde) per permettere di degustare il “provolone a la plancha”. Ma non solo. I produttori di Provolone hanno pensato ai più golosi esportando i pezzi di Provolone anche privi di terrina, da usare quindi come pratiche “ricariche”. Lo scorso anno il consorzio ha usato circa 500.000 terrine.

Nonostante il successo, la Spagna rimane sempre un Paese su cui il consorzio intende puntare e che infatti è al centro del progetto E.E.Q.F.

L’impegno alla promozione

Il progetto E.E.Q.F., Enjoy European Quality Food, co-finanziato dall’Unione Europea e dedicato all’informazione e alla valorizzazione di prodotti enogastronomici d’eccellenza, comprende sei alimenti partner: l’Asti DOCG, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, il Provolone Valpadana DOP, l’Olio Extravergine d’Oliva Toscano IGP, la Mozzarella STG. Si tratta di eccellenze territoriali la cui qualità è garantita da certificazioni quali la DOP, la DOCG, l’IGP, e la STG Specialità Tradizionale Garantita. Il progetto coinvolge quattro Paesi (Italia, Germania, Spagna e Polonia), presso i quali verranno organizzati eventi rivolti ad avvicinare consumatori, trade e opinione pubblica al mondo dell’enogastronomia di qualità.

Tracciare la qualità e la sicurezza alimentare

“Le imprese sul territorio – ha affermato Vittorio Emanuele Pisani, capofila del progetto E.E.Q.F. – stanno investendo su un processo culturale e organizzativo, fondato sull’innovazione, che consente tracciabilità e sicurezza alimentare: obiettivi fondamentali del settore per prepararsi alla transizione ecologica. Sia il comparto food, dove il processo di adeguamento richiede più tempo, sia il comparto vitivinicolo sono in prima linea per raccogliere la sfida”.

Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, ha commentato Chiara Corbo, direttrice dell’Osservatorio: “le imprese italiane guardano con crescente interesse all’applicazione della blockchain per la tracciabilità dei loro prodotti. In poco tempo si è assistito a una crescita notevole, a tal punto che il nostro Paese ospita il 9% dei progetti blockchain nell’agrifood a livello globale.

I consumatori italiani ed europei si dimostrano sempre più maturi ad apprezzare prodotti con certificazioni di qualità e provenienza e ricercano con crescente interesse alimenti con livelli qualitativi e standard di sicurezza più elevati, con un conseguente aumento della richiesta di prodotti alimentari certificati DOP, IGP, DOCG o STG. L’export UE del settore lattiero-caseario (formaggio, latte fresco, siero, panna, burro) è aumentato del 4%, raggiungendo una quota di circa 15,3 milioni di euro nel 2021”.

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