Vendite dairy in Italia: +8,6 nei primi 8 mesi 2020

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Nel corso del recente Dairy Summit*, SGMARKETING  ha presentato dati inerenti la rilevanza socio-economica e occupazionale dell’industria casearia all’interno del settore alimentare italiano. Ecco una sintesi dell’intervento.

Il peso del comparto dairy

Significativo è il ruolo giocato dall’industria lattiero-casearia all’interno del settore alimentare nazionale con 16,6 miliardi di euro di fatturato di cui due terzi attribuibili al segmento dei formaggi. Nel 2019 il comparto lattiero-caseario di fatto ha contribuito per il 12% al giro d’affari dell’industria alimentare mentre il suo peso in termini impresa/occupati si attesta invece rispettivamente al 6% e 10%.

Se nel 2019 al pari dell’industria alimentare complessivamente intesa, il comparto lattiero-caseario era cresciuto a un tasso superiore al 2% (2,5% per esattezza), nei primi 9 mesi di questo sciagurato 2020 ha registrato una flessione di quasi 2 punti percentuali. Ciò a causa di una caduta tutta concentrata nel semestre aprile-settembre, dove la riduzione si è attestata a -4,5% cumulativamente. In merito alle dinamiche produttive, sul fronte della quantità nei primi mesi 9 mesi del 2020 i volumi si sono mossi in territorio positivo per l’industria lattiero-casearia italiana: +2,1%, seppure l’incremento si sia di fatto sviluppato nel primo quadrimestre dell’anno.

A fare da contraltare a questo aumento va però rilevata la significativa contrazione dei prezzi alla produzione del latte bovino registrato nell’ultimo anno ed alimentata in parte dalle abbondanti consegne di latte vaccino registrate in Italia ma anche dal crollo del fuori casa che ha determinato una spinta al ribasso per i formaggi grana.

I canali di sbocco

In merito alle cause della diminuzione del giro d’affari che ha colpito l’industria lattiero-casearia nell’ultimo anno ma anche alle connesse implicazioni sul valore generato dalla filiera, è opportuno analizzare che cosa è successo nei diversi canali di sblocco attraverso cui gli operatori collocano oggi il prodotto mercato: retail, horeca ed export.

Aumenta il retail

Il retail, da cui deriva il 29% circa del valore finale generato la filiera lattiero-casearia italiana calcolato a livello distributivo, ha espresso un’importante crescita delle vendite lattiero-casearie nei primi 8 mesi del 2020: +8,6% a valore.

E ciò è in buona parte imputabile a una ridotta frequentazione della ristorazione da parte dei consumatori per la chiusura temporanea degli esercizi e anche dall’aumentata pratica dello smart working.

In crisi l’horeca

L’horeca, che determina il 60% abbondante del valore finale generato la filiera lattiero-casearia nazionale calcolata nella fase distributiva, ha sofferto un crollo del proprio giro d’affari del -46% nel primo semestre 2020 a cui ha fatto seguito, seppur con intensità inferiore, un ulteriore -26% nel terzo trimestre.

Ovviamente ciò si è tradotto in un’importante diminuzione della commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari lungo questo canale.

L’export è affare caseario

In merito all’export, responsabile invece 10% del valore finale generato dalla filiera casearia, occorre sottolineare come il 90% delle esportazioni dairy italiane calcolate a valore è ad appannaggio dei formaggi.

E nonostante una ristorazione in significativa difficoltà nei principali mercati di destinazione dell’export lattiero-caseario italiano (per esempio il calo dei fatturati negli Stati Uniti si è attestato al -20% o al -44% in Spagna), l’export caseario italiano ha sperimentato un rialzo a volume di oltre due percentuali nei primi 8 mesi del 2020 mentre a valore ha perso l’1%. Le ragioni sono riconducibili a una riduzione dei prezzi medi su cui ha inevitabilmente inciso il parziale spostamento delle vendite oltreconfine dalla ristorazione al retail e il correlato parziale cambiamento anche nel mix dei prodotti venduti. Cambiamento che ha visto un calo dei formaggi duri (-6% a volume) che ha però risparmiato Grana Padano e Parmigiano Reggiano. I due extraduri DOP, infatti, hanno registrato un volume pressoché analogo a quello dell’anno scorso sul pari periodo -0,1%.

Sono al contrario aumentate le esportazioni a volume di formaggi fusi e freschi rispettivamente +103% e +8%. Chiaramente sulla riduzione dei duri hanno inciso i dazi imposti dall’amministrazione Trump. Negli Stati Uniti l’export italiano di formaggi a volume ha lasciato sul terreno il 24% nei primi 8 mesi dell’anno.

 

*La registrazione completa della giornata del Dairy Summit insieme a tutti i contenuti extra già presenti è disponibile a questo link: https://digital.dairysummit.it/home

Inoltre, sul sito dedicato www.dairysummit.it  è possibile scaricare il fascicolo speciale Dairy Summit, Le filiere di Mark Up.

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