Per il M5S, occorre puntare su etichetta e interprofessionalità per riavviare il settore lattiero-caseario

La crisi del settore latte è giunta al suo apice: 32.000 posti di lavoro persi dall’inizio della crisi, ogni giorno chiudono 4 stalle, la produzione del latte italiano non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale e siamo costretti a importare latte il cui prezzo lievita di 4 volte. A peggiorare questo quadro già nero si aggiunge anche l’imminente fine del regime delle quote latte. La soluzione per il M5S esiste: bisogna puntare sull’etichettatura e sull’interprofessionalità. «Un corretto sistema di etichettatura che indichi l’origine dei prodotti, la sede di stabilimento di produzione e confezionamento, ma anche i costi dei passaggi produttivi, associato allo sviluppo dell’interprofessione nel settore lattiero-caseario e all’effettiva e corretta applicazione dell’articolo 62 della legge n.27 del 2012 relativo ai contratti dei prodotti agricoli e alimentari». Questi i passi da fare per il Movimento Cinque Stelle per risollevare il settore. «Abbiamo presentato una risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera – spiegano in una nota – per arginare la crisi del settore figlia, purtroppo, di una gestione scellerata del sistema “quote latte” da parte del nostro Paese. Tra poco finirà il regime delle quote, uno strumento che sarebbe stato utile e prezioso, poiché fondamentale per calmierare il prezzo dei prodotti, ma che il nostro Paese ha usato in modo sbagliato e spesso negativo, senza pensare a quale sarebbe stato il futuro della filiera dopo la sua cessazione, a cominciare dalla gestione dell’eventuale surplus produttivo che ne deriverà. Oggi – proseguono i deputati M5S – si tenta di correre ai ripari, ma crediamo che l’unica soluzione al momento sia quella dell’interprofessionalità, seguendo gli esempi della Francia o della Germania, che in maniera diversa sono riuscite comunque a valorizzare il settore». «Certo – concludono i deputati pentastellati – sarebbe auspicabile che, a livello comunitario, si avviasse una seria e concreta discussione sulle condizioni di lavoro e di tutela ambientale che fanno da cornice alla produzione di latte e derivati nei diversi Stati Membri, al fine di ristabilire una parità di condizioni di base che di certo andrebbe a vantaggio di produzioni di qualità come quella italiana».

 

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