Alcuni dati sul Pecorino romano

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Una crescita del prezzo a inizio 2018 con un valore di 7,7 euro al chilo registrato a febbraio; incremento delle vendite in Italia nella stagione casearia 2016/2017 con un +12,6% e un mercato Usa, quello di maggior peso, in crescita del 30% sempre nel 2017. Sono alcuni dei numeri principali sullo stato di salute del Pecorino romano, illustrati di recente dal presidente del Consorzio di tutela, Salvatore Palitta. Il valore alla produzione del 2016 è stato di 250 milioni e quello generato nel commercio del formaggio è stato di 484 milioni di euro, che in Sardegna costituisce la principale voce di esportazione di beni e valori, al netto dell’esportazione dei prodotti petroliferi. Bene anche le giacenze, che a gennaio 2018 si sono ridotte di 80mila quintali. In base al rilevamento del Consorzio, il Pecorino romano è il formaggio di pecora più esportato nei Paesi dell’Unione europea con il 52%, seguito dal Roquefort con il 28% e dal Queso Manchego con il 20%. Il sistema produttivo del ‘Romano’ nell’annata casearia 2016/2017 ha visto 11.236 allevamenti impegnati in Italia di cui 10.939 solo in Sardegna per 41 produttori di cui 37 nell’Isola e 4 nel Lazio.

Le cooperative sarde contano 21 soci mentre le aziende private nell’Isola 13 soci e 3 non soci (nel Lazio sono 4 non soci). Le cooperative producono il 60,3% del Romano mentre l’industria privata il restante 39,7%. La produzione di Pecorino romano italiana avviene per il 95,15% nella Sardegna e il 4,85% nel Lazio.

La crescita delle vendite di Pecorino romano in Italia nella stagione 2016/2017 ha segnato un +12,6% a fronte dello 0,6% di crescita degli altri pecorini.

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