Da Stresa ad Alicante

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Settant’anni fa, a Stresa, l’Italia e altri cinque Paesi aderirono volontariamente alla “Convenzione internazionale sull’uso delle designazioni d’origine e delle denominazioni dei formaggi”. Una pietra miliare nel lungo percorso che ha portato fino all’attuale normativa UE per la protezione delle Indicazioni Geografiche (IG) e alla tutela internazionale dei formaggi del nostro Paese.

Settant’anni della Convenzione celebrati quindi in numerose sedi e con la meritata enfasi. Anche con una certa attenzione (o apprensione) al piano di azione UE relativo alla proprietà intellettuale e alla valutazione dell’efficacia e della coerenza degli attuali sistemi di qualità. Un piano che prevede anche la proposta della Commissione di delegare la gestione delle IG non agricole all’Ufficio UE per la proprietà intellettuale dei marchi (EUIPO) con sede ad Alicante, in Spagna. Una delle poche Agenzie con competenze di regolamentazione senza formale approvazione della Commissione, e che gestisce la registrazione e la protezione dei marchi a livello UE. Come, per esempio, il marchio “NutrInform Battery” depositato presso l’EUIPO dal MiSE.

Un insieme di cambiamenti che prospetta nuove strategie di protezione delle IG, magari coinvolgendo anche le politiche di qualità dei prodotti agricoli. Secondo molti indebolendole. Non da un punto di vista strettamente “giurisprudenziale”, inteso come possibile contrasto tra marchi e IG. Il loro utilizzo secondo l’assunto “First in time, first in right” è stato oggetto di ampio dibattito giuridico che ha (in sostanza) definito i limiti entro i quali tale principio determina le priorità nel conseguimento del marchio o dell’IG, e quindi l’esclusività nel loro uso.

Differentemente, come sottolineato anche dall’Associazione delle regioni europee per i prodotti d’origine (AREPO), la gestione delle IG, soprattutto agricole, secondo una “filosofia” di mera proprietà intellettuale come quella di EUIPO, comporterebbe lo svilimento delle loro peculiarità. In effetti, il rischio potrebbe essere una sostanziale (se non formale) equiparazione tra marchi e IG. Di fatto, ignorando i valori e le funzioni peculiari delle IG rispetto ai marchi. A partire dalla valenza privata, strettamente individuale e spesso limitata nel tempo dei marchi. Perciò, differente dal valore collettivo, o perlomeno molto più ampio, delle IG. Da collegare in primis alla loro funzione di valorizzazione di territori e tessuti socioeconomici, anche marginali, attraverso il riconoscimento e la tutela di attività e prodotti agroalimentari che in quei contesti si realizzano.

Una funzione che, da Stresa ad Alicante, deve rimanere cardine delle future politiche UE di razionalizzazione e armonizzazione delle norme in materia di IG.