Forte ripresa del mercato internazionale

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Il mercato lattiero-caseario mondiale è in forte tensione e per la maggior parte dei prodotti si prospetta un “caldo” autunno.  Secondo il report n. 2/2021 Tendenze di Ismea, le principali piazze di scambio europee – come emerge dai dati dell’Osservatorio del mercato del latte della Commissione Europea – continuano a essere interessate da una spinta rialzista dei prezzi, in un contesto globale di ripresa generalizzata dei listini.

Molteplici i fattori in gioco a livello mondiale: da una parte una domanda vivace, trainata sia dalle richieste della Cina sia dalla ripresa dei consumi fuori casa con l’allentarsi dell’emergenza sanitaria, e dall’altra la fiammata sui mercati delle materie prime per l’alimentazione degli animali che impattano sulle rese produttive e sulla redditività degli allevamenti.

In Italia

Per quanto riguarda il contesto nazionale, sotto la spinta del buon andamento delle esportazioni (+11% in volume e +12,5% in valore nei primi sette mesi del 2021), grazie alle progressive riaperture post-Covid e la rimozione dei dazi negli Stati Uniti, il mercato sta registrando una dinamica molto positiva.

Come evidenziato dall’Indice Ismea dei prezzi all’origine per i prodotti lattiero-caseari, l’incremento medio registrato nei primi nove mesi del 2021 è risultato pari al 5,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, trainato soprattutto dai formaggi duri e dal burro (rispettivamente +13,4% e +16,5% su base tendenziale).

Scendendo nel dettaglio delle quotazioni dei principali prodotti guida del mercato nazionale, la ripresa è risultata particolarmente accelerata per il Parmigiano Reggiano, mediamente stabilizzatosi a 10,47 €/kg nei primi nove mesi del 2021 (quasi +26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Positivo anche il trend del Grana Padano, che ha toccato mediamente quota 7,23 €/kg (+10% rispetto ai livelli di un anno fa).

Per altri formaggi tipici, come il Gorgonzola e il Provolone, si riscontra una sostanziale stabilità; mentre, sul fronte delle materie grasse, in rialzo i listini del burro (+53% nei primi nove mesi del 2021) sulla scia delle dinamiche continentali.

Export italiano: +12,5%

Dopo la scoraggiante partenza di inizio anno, le esportazioni di formaggi e latticini italiani hanno cambiato rotta: rialzo a due cifre nei primi sette mesi del 2021 (+11% in volume e +12,5% in valore). I principali mercati di destinazione per i formaggi italiani si confermano quelli europei, in tutti i casi con variazioni molto positive anche se il confronto temporale è riferito al periodo di lockdown che aveva fortemente impattato sulla logistica e sulle mancate richieste del canale Horeca. Tra i mercati di sbocco si conferma in prima posizione la Francia (vendite: +14% in valore), Germania (+6%) e Stati Uniti (+33%).

Ancora evidenti gli effetti della Brexit e, nonostante si confermi il terzo mercato in termini di quantitativi assorbiti, l’export verso il Regno Unito arretra rispetto al 2020 (-3,4% in volume e -3,6% in valore).

La dinamica positiva ha riguardato tutti i prodotti storicamente più esportati: Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5,1% in volume e +9,9% in valore, rispetto a gennaio-luglio 2020), Gorgonzola (+4,8% in volume e +5,8% in valore), mozzarella (+11,2% in volume e +12,9% in valore) e formaggi grattugiati (+4,5% in volume e +5,5% in valore).

L’horeca spinge l’import

Il progressivo incremento dell’autosufficienza nazionale e, soprattutto, la minore disponibilità di latte di alcuni dei principali fornitori UE di materia prima hanno determinato un forte calo delle importazioni di latte in cisterna nei primi sette mesi del 2021 (-34% rispetto allo stesso periodo del 2020, pari a oltre 196mila tonnellate in meno). Alla dinamica produttiva flessiva dei principali fornitori di latte, fa eccezione la Slovenia (+19% in volume rispetto ai primi sette mesi del 2020), che ha progressivamente acquisito il ruolo di secondo fornitore dell’industria di trasformazione nazionale. La contrazione dei flussi in entrata ha riguardato soprattutto Germania (-50%), Austria (-32%) e Francia (-55%).

Nella seconda parte dell’anno tale flessione è probabilmente destinata ad aumentare, in considerazione della minore convenienza dei costi di trasporto aggravati dall’inasprirsi dei prezzi dei carburanti.

Le progressive riaperture del canale Horeca hanno ridato impulso alle importazioni di formaggi (+4,2% in volume e +4,7% in valore), in particolare di quelli freschi (+4,2% in volume e +2,9% in valore). In aumento anche le importazioni di burro (+25,4% in volume e +20,3% in valore) e yogurt (+8,4% in volume e +10,4% in valore).

Negativo il trend dei consumi italiani

Nei primi nove mesi del 2021 si segnala un calo dei consumi domestici di latte e derivati (-5,2%) in corrispondenza di una flessione meno che proporzionale della spesa (-3,6%), segnale di un lieve aumento dei prezzi medi al consumo (+1,6%).

In dettaglio, le flessioni più rilevanti si registrano per il burro: -16% in volume rispetto a gennaio-settembre 2020. In forte calo anche i consumi domestici di latte UHT (-7% in volume), che era stato un po’ il prodotto emblema della corsa all’accaparramento di alimenti a lunga scadenza nel corso del 2020, ma per le referenze bio continua il trend di crescita (+4,4% in volume) in linea con l’attenzione ai valori di salute e benessere che l’esperienza Covid ha ulteriormente enfatizzato.

Decisamente più contenuta la contrazione dei consumi registrata per i formaggi (-3,5% in quantità), che ha interessato in misura omogenea tutti i vari segmenti merceologici, a esclusione dei duri per i quali la flessione è stata più intensa in corrispondenza di un minore ricorso alla leva promozionale e di un aumento dei prezzi medi. Anche per i formaggi, si registra una tendenza opposta per i prodotti freschi certificati bio, i cui consumi domestici, pur rappresentando ancora una quota esigua nel carrello degli italiani (circa il 6% della categoria), hanno continuato ad aumentare anche nel 2021 (+8,4% in volume nel periodo gennaio-settembre).

La percezione

Da notare, tuttavia, che se rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno emerge un confronto inevitabilmente influenzato dal verificarsi dell’emergenza Covid, si possono trarre conclusioni assai differenti analizzando la dinamica attuale dei consumi di latte e derivati rispetto al 2019: fatta eccezione per il latte fresco, che si conferma il segmento più critico e strutturalmente in calo, sembrerebbe che nel post-Covid gli italiani abbiano mantenuto una certa affezione per i formaggi (soprattutto quelli freschi), il latte UHT delattosato e, in generale, i prodotti lattiero-caseari biologici.